Sudan: vietate le mutilazioni sulle bambine

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In Sudan è stata varata una nuova legge che criminalizza le mutilazioni genitali femminili. Questa è una pratica dannosa e che purtroppo fa parte della tradizione locale e viene effettuata ad oggi ancora su 9 bambine su 10. Con la nuova legge il Sudan entra in nuova era che porta in auge i diritti delle ragazzine.

La mutilazione genitale in Sudan

Le mutilazione genitali femminili sono consuetudine in Sudan, almeno fino alla nuova legge che le criminalizza. Secondo la tradizione tagliare i genitali esterni delle bambine garantisce l'onore della famiglia e le prospettive nel matrimonio, riducendo in gran parte il piacere sessuale.

Ma al di là delle credenze locali queste pratiche possono causare notevoli infezioni e in alcuni casi anche infertilità o complicazioni gravidiche e durante il parto portando anche alla morte della gestante. Secondo l'Onu quasi il 90% della popolazione femminile sudanese, tra i 15 e i 49 anni, ha subito le mutilazioni intime mediante metodi invasivi e con l'asportazione del clitoride e delle labbra esterne ed interne della vagina. Il nuovo governo del Sudan però ha messo al bando le mutilazioni dei genitali femminili, definite circoncisioni di tipo III dall'OMS; il tutto è avvenuto pochi giorni fa e l'avvenimento è stato definito come un'autentica rivincita del popolo femminile e delle attiviste.

Una rivoluzione e una vittoria per il Sudan

Non è solo il Sudan ad essere interessato dalla mutilazione femminile, ma ad oggi queste pratiche sono svolte almeno in altri 27 Paesi dell'Africa, dell'Asia e del Medio Oriente. Grazie però alla modifica di un emendamento del Criminal Act il Sudan ha potuto dichiarare criminale l'atto della mutilazione intima femminile, praticata soprattutto alle bambine piccole.

Ad approvare la nuova legge è stato il governo di transizione, salito al potere dopo che il dittatore Omar Hassan al-Bashir era stato cacciato circa un anno fa. Da pochi giorni chi compirà mutilazioni parziali o totali dei genitali femminili verrà sanzionato con una multa e rischierà la reclusione in carcere per 3 anni.

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