Bambini e terrorismo, come affrontare la cosa?

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Inevitabilmente, in queste settimane ci siamo trovati tutti davanti a scenari che non immaginavamo: il terrorismo ha colpito ancora e lo ha fatto nel cuore dell'Europa, a poche centinaia di chilometri da noi. L'eco mediatico della tragedia è stato lungo e non si è ancora fermato: immagini violente, di terrore e morte sono passate sui nostri schermi e sono entrate nelle nostre case, turbando noi e i nostri piccoli.

Le domande dei bambini: perché il terrorismo?

Proprio loro hanno visto e assimilato immagini e informazioni che hanno lasciato il segno, che non li hanno lasciati indifferenti: la domanda che spontaneamente è sorta è stata perché e chi sono quegli uomini, ci faranno del male?

Domande a cui nemmeno noi adulti sappiamo dare una risposta, ma domande che comunque non possono rimanere sospese per non generare ancora più paura nei nostri bambini. Come dobbiamo dunque rispondere a questi quesiti?

Chiarezza e semplicità

La risposta ideale naturalmente non c'è e nemmeno quella che vada bene a tutti i bambini e di tutte le età, quello che però possiamo sicuramente fare è far comprendere ai nostri bambini che quello a cui stiamo assistendo è sì qualcosa di orrendo, ma comunque di eccezionale e – per il momento – lontano da noi.

Se dunque è normale avere paura (possiamo senza vergogna ammettere che anche mamma e papà un po' ce l'hanno), dall'altra possiamo rassicurarli dicendo loro che la loro vita, le persone a cui vogliono bene e le loro abitudini non sono in pericolo, anche perché ci sono molti poliziotti pronti a dare la caccia ai cattivi…

Nascondere, eludere le risposte e divagare non ha molto senso e non è nemmeno produttivo: i bambini percepirebbero la nostra ansia e finirebbero per avere ancora più paura. Meglio, dunque, affrontare con parole semplici e rassicuranti la situazione, evitando che la loro fantasia e il timore abbia la meglio su di loro.

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