Donne e lavoro: l'Italia all'ultimo posto nella classifica europea

In Italia la mentalità maschilista la fa da padrone nel mondo del lavoro. Una donna italiana su due è senza lavoro, e la situazione peggiora quando si hanno dei figli, con il 30% delle donne che abbandonano il lavoro dopo essere diventate madri.

Secondo le ultime analisi, nel campo dell'impiego femminile l'Italia è uno dei fanalini di coda dell'Europa. I dati raccolti da più organismi e associazioni, mostrano che le donne italiane studiano più degli uomini, laureandosi in media con voti più alti, ma non trovano una corrispondenza in campo lavorativo, dove guadagnano almeno 200 euro di meno al mese e ottengono meno impieghi a tempo determinato.

I dati

I dati raccolti da Eurostat ci dicono che il tasso di inattività delle donne è più alto di venti punti percentuali rispetto a quello maschile (45, 9% contro 25, 9%), mentre dall'ultimo rapporto Ocse, che ha preso in esame 38 Paesi, in Italia ci sono meno donne lavoratrici con figli al di sopra dei 3 anni: un'inversione di tendenza rispetto agli altri Paesi. A fare peggio di noi c'è solo Malta.

Questa situazione pesa anche sull'economia del Paese: secondo il Fondo Monetario Internazionale, si ha una perdita del 15% del PIL.

La maternità è considerata un ostacolo

Tra le donne di età compresa tra 25 e 34 anni, la fascia di età in cui si dovrebbe lavorare di più, circa il 34,1 % non ha un lavoro.

Questo accade anche a causa della cultura maschilista che permea buona parte delle aziende: molte considerano le donne meno capaci; altre vedono il fatto che le lavoratrici debbano barcamenarsi tra famiglia e lavoro come un fastidio, perché comporta fare concessioni che vanno dai semplici cambi turno alla riduzione dell'orario di lavoro fino a periodi prolungati di congedo.

Tante difficoltà, poche soluzioni?

Alcune mamme lavoratrici si licenziano perché è più conveniente dal punto di vista economico, visto che con due stipendi normali si superano le fasce di reddito previste per richiedere molte agevolazioni, anche economiche. E che dire poi, del miraggio di trovare un posto in un asilo comunale, o di ottenere l'orario prolungato nelle scuole?

Alcune aziende si stanno attrezzando per andare incontro alle esigenze delle lavoratrici, un piccolo passo avanti su una strada lunga e piena di incertezze, ma c'è ancora molto lavoro da fare per ottenere davvero opportunità uguali per tutti.

35 comments

  1. Michela D'Alto 12 dicembre, 2016 at 12:34 Rispondi

    Purtroppo viviamo in un paese in cui la donna mamma lavoratrice viene vista cm un peso da nn assumere anzi da evitare perché è quella che si sacrifica x i figli mentre il resto d Europa incentiva la posizione della madre lavoratrice

    • Sara Muzic 12 dicembre, 2016 at 15:34 Rispondi

      purtroppo molte persone non ci credono, noi che non lavoriamo siamo solo degli sfaticati che non abbiamo voglia di fare niente… beh nemmeno a lavare i cessi mi hanno presa a me

  2. Sara Muzic 12 dicembre, 2016 at 15:32 Rispondi

    Ora ho quasi 33 anni e una figlia di quasi 3 e se mi va bene lavoro 1 settimana al mese in un a fabbrica dove lavoro anche la notte, seppur avendo una figlia sotto i 3 (non spezzati, 1 settimana intera di notte) questa è l’Italia, dove i ricchi sono sempre più ricchi e chi potrebbe migliorare le cose se ne lava le mani continuando a riempirsi le tasche… Bastardi maledetti, state rubando il futuro dei nostri figli!!!!!!

  3. Carolina Renzi 12 dicembre, 2016 at 15:58 Rispondi

    Siamo un paese di vecchi maschilista e antico, la donna sta a casa e gli uomini lavorano( quando va bene) non ci sono contratti seri, non c’è gente seria, solo approfittatori, il costo della vita è aumentato esponenzialmente e i soldi non bastano più…. Rissunto?? Un paese di me…. ecco la verità!!!!

  4. Maria Consoli 12 dicembre, 2016 at 17:13 Rispondi

    Già io sono mamma di due gemelli di nove anni con due lauree una in sociologia e in scienze religiose ho 38 anni ma faccio la casalinga non trovi nessun lavoro il mio paese é piccolo e se ad un colloquio dici che sei mamma ti dicono che é un problema poi si lamentano delle culle vuote

  5. Mara Ravasi 12 dicembre, 2016 at 22:15 Rispondi

    Il problema è che anche le poche donne manager sono maschiliste, molto spesso. E la maggior parte di loro eredita semplicemente il posto dai genitori o da conoscenze, non lo raggiunge per merito o con gli stessi criteri degli uomini. Questo a quanto dicono diverse ricerche, l’ultima da me letta era del Sole24ore, ma lo vedo anche in molti casi che conosco. Altro che politica, è una questione profondamente culturale.

  6. Valentina Chigurni 13 dicembre, 2016 at 00:16 Rispondi

    Non so se è vero,ma oggi al caf mi hanno detto che da gennaio toglieranno il congedo parentale che verrà sostituito dai vaucher nido/baby sitter.
    Se fosse vero sarebbe lo schifo dello schifo!!!
    Anche se il 30% dello stipendio è una miseria ma almeno è qualcosa!

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