Orfanotrofi in Italia: oggi si chiamano case famiglia

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Chi non ha vissuto, per sua fortuna, l’esperienza dell’orfanotrofio, ha in mente quei posti freddi, impersonali e pieni di bambini abbandonati di cui si legge nei romanzi. Eppure, oggi parlare di orfanotrofi in Italia è anacronistico: quelle strutture, infatti, sono state chiuse per legge entro il 2006, eccezion fatta per alcune comunità.

Dove vengono accolti oggi i bambini che non vivono né con i genitori né con parenti prossimi? Per lo più, nelle case famiglia. Queste ultime sono realtà meglio strutturate rispetto agli orfanotrofi, che erano quasi delle caserme sovraffollate in cui i bambini venivano assistiti dalle sole istitutrici, dormivano in camerate e condividevano persino il bagno. Le case famiglia, a differenza delle istituzioni precedenti, possono accogliere fino a otto bambini, di cui si occupano figure diversificate: psicologi, assistenti sociali ed educatori, che forniscono loro il supporto psicologico necessario a vivere in una realtà che non è quella di provenienza.

Scopo della casa-famiglia è quello di ricreare il più possibile un ambiente simile a quello familiare, assistendo i minori fino a quando non vengono affidati temporaneamente, o definitivamente, a una nuova famiglia, oppure fino alla maggiore età. C’è da dire, però, che non tutti i bambini che vivono in queste strutture sono adottabili: molti, infatti, sono stati allontanati dalle famiglie d’origine perché hanno subito maltrattamenti o per inidoneità genitoriale, e il loro riaffido o meno ai genitori dipende da controversie legali che hanno tempistiche molto lunghe.

Obiettivo della casa famiglia è quello di reinserire il bambino nella famiglia d’origine, qualora la magistratura desse l’autorizzazione, o di trovargli dei genitori affidatari. In ogni caso, durante il periodo di affidamento alla struttura gli esperti hanno il compito di guidare il minore verso un processo di recupero da eventuali traumi affinché, una volta lasciata la casa famiglia, possa affrontare la vita di ogni giorno il più serenamente possibile.

Noi ci auguriamo che, oltre all'assistenza, questi bambini possano ricevere anche l’affetto a cui hanno diritto.

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