Ve la ricordate quella pubblicità in cui un’allegra signorina, “in quei giorni”, s’infilava un paracadute e si buttava dall’aereo? Sorvoliamo sul falso pudore di non poter dire mestruazioni, come se fosse una cosa vergognosa e da nascondere, ma insomma, quella donna non era sicuramente reduce da una settimane di sindrome premestruale.
Ormai non è una scusa, ma una vera e propria condizione, che ad esempio in Francia e in Inghilterra è considerata addirittura un’attenuante per reati commessi sotto il suo influsso. Circa l’80% delle donne soffre di disturbi legati all’arrivo del ciclo, ma solo il 5% di esse ha il quadro tipico della sindrome premestruale.
I sintomi compaiono tra i 7 e i 10 giorni prima del ciclo e possono variare dall’edema alle gambe alla tensione mammaria, a momenti di vera e propria depressione. Infatti i sintomi coinvolgono, come ben sappiamo sia noi che i nostri familiari (compreso il pesce rosso), tanto il corpo quanto la mente.
Sindrome premestruale: sintomi, cause e rimedi per affrontarla meglio
Per anni la sindrome premestruale è stata liquidata come una semplice “scusa” o un insieme di fastidi inevitabili legati al ciclo. Oggi sappiamo che non è così. La sindrome premestruale, conosciuta anche come PMS, è una condizione reale che può influire sul benessere fisico, emotivo e relazionale di molte donne in età fertile.
Secondo gli esperti, circa l’80% delle donne sperimenta disturbi nei giorni che precedono le mestruazioni, ma solo una parte presenta un quadro clinico compatibile con una vera sindrome premestruale. I sintomi compaiono generalmente nella fase luteale, cioè tra l’ovulazione e l’arrivo del ciclo, per poi attenuarsi o scomparire con l’inizio delle mestruazioni.
Che cos’è davvero la sindrome premestruale
La sindrome premestruale comprende un insieme di sintomi fisici e psicologici che si ripresentano ciclicamente ogni mese. L’intensità può variare molto: alcune donne avvertono solo piccoli cambiamenti, altre invece possono avere ripercussioni importanti sulla vita quotidiana, sul lavoro e sulle relazioni familiari.
Non si tratta quindi soltanto di irritabilità o voglia di dolci, ma di una condizione complessa che coinvolge ormoni, sistema nervoso e metabolismo.
Quali sono le cause della sindrome premestruale
Le cause non sono ancora del tutto chiarite, ma gli specialisti ritengono che entrino in gioco diversi fattori.
Tra i principali troviamo:
- le fluttuazioni ormonali tipiche del ciclo mestruale;
- un possibile squilibrio tra estrogeni e progesterone;
- una diminuzione della serotonina, il neurotrasmettitore legato al buonumore;
- alterazioni del bilancio idrosalino con ritenzione idrica;
- carenze di magnesio o vitamine;
- situazioni di stress o stati ansiosi e depressivi che possono accentuare i sintomi.
In alcune donne, inoltre, una depressione non diagnosticata può peggiorare notevolmente una sindrome premestruale inizialmente lieve.
I sintomi più comuni
I sintomi possono essere fisici, ma anche emotivi e comportamentali.
Sintomi fisici
Tra i disturbi più frequenti troviamo:
- gonfiore addominale;
- tensione e dolore al seno;
- cefalea;
- aumento di peso legato alla ritenzione idrica;
- dolori muscolari e articolari;
- stanchezza;
- acne;
- disturbi intestinali come diarrea o costipazione.
Sintomi emotivi e psicologici
Molte donne riferiscono anche:
- irritabilità;
- sbalzi d’umore;
- tristezza o tendenza al pianto;
- ansia e tensione;
- difficoltà di concentrazione;
- insonnia;
- aumento dell’appetito, soprattutto verso i dolci;
- bisogno di isolamento;
- alterazioni della libido.
Chi vive in famiglia sa bene quanto questi cambiamenti possano influire sulla quotidianità, soprattutto quando ci sono bambini piccoli e ritmi già molto intensi da gestire.
Come si arriva alla diagnosi
Per capire se si tratta davvero di sindrome premestruale, il ginecologo può consigliare di compilare un diario dei sintomi per alcuni mesi.
Annotare disturbi fisici, emozioni e cambiamenti dell’umore aiuta infatti a verificare se i sintomi seguono uno schema ciclico preciso. La ripetizione degli stessi segnali per almeno 4 o 5 mesi è considerata un elemento importante per la diagnosi.
Cosa può aiutare davvero
Non esiste una soluzione unica valida per tutte, ma alcune abitudini possono aiutare molto a ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita.
Movimento e attività fisica
Una vita troppo sedentaria può peggiorare il quadro. Camminare ogni giorno, nuotare, correre o praticare yoga e pilates può aiutare il corpo a ritrovare equilibrio e favorire il rilascio di endorfine, sostanze che migliorano il tono dell’umore.
Anche ritagliarsi solo 30 minuti al giorno può fare la differenza.
Alimentazione più equilibrata
Nei giorni che precedono il ciclo può essere utile:
- ridurre il consumo di sale;
- limitare caffè, alcol e fumo;
- evitare eccessi di zuccheri;
- bere almeno due litri d’acqua al giorno;
- aumentare il consumo di frutta e verdura.
Una corretta alimentazione può aiutare soprattutto contro gonfiore, ritenzione idrica e senso di affaticamento.
Integratori e rimedi naturali
In alcuni casi possono essere utili integratori a base di:
- magnesio;
- calcio;
- vitamina B6;
- vitamina E.
Alcuni studi suggeriscono benefici anche da sostanze naturali come agnocasto, olio di enotera, ginkgo biloba e fitoestrogeni della soia, sempre però dopo aver consultato il medico.
Quando serve un aiuto medico
Se i sintomi diventano molto intensi e compromettono la vita quotidiana, è importante parlarne con uno specialista. In alcuni casi il ginecologo può valutare l’utilizzo della pillola anticoncezionale o di altri trattamenti specifici per ridurre le oscillazioni ormonali.
Ascoltare il proprio corpo senza sensi di colpa
La sindrome premestruale non è “tutta nella testa” e non deve essere minimizzata. Imparare a riconoscere i segnali del proprio corpo, concedersi momenti di pausa e chiedere supporto quando necessario è un passo importante per vivere questa fase con maggiore serenità.
Prendersi cura di sé non significa trascurare gli altri, ma trovare un equilibrio che faccia stare meglio tutta la famiglia.



