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20/10/2026
Dopo i disordini e i saccheggi nel centro di Milano, alcuni genitori hanno atteso per ore davanti alla questura di via Fatebenefratelli per avere notizie dei figli fermati. Tra loro c’era chi aspettava di riabbracciare il proprio ragazzo e chi, ancora senza sapere che cosa fosse successo, esprimeva delusione e rabbia.
L’attesa davanti alla questura
Dalla mattina, sul marciapiede davanti alla questura si sono ritrovate famiglie arrivate per cercare i figli o riportarli a casa. Per alcune, la preoccupazione era cominciata quando i ragazzi non erano rientrati. Solo dopo una telefonata avevano saputo che si trovavano in questura, dove avevano trascorso la notte in camera di sicurezza.
Un padre ha raccontato di essersi messo in viaggio dopo che gli amici del figlio erano tornati senza di lui. Sapeva che il ragazzo era uscito, ma non che fosse andato a Milano. Un altro genitore ha spiegato che il figlio gli aveva detto di essere con gli amici in centro e, quella sera, non era rientrato a casa. Nell’attesa, per questi padri, restava da capire che cosa fosse accaduto.
Tra abbracci e delusione
Le reazioni dei genitori non erano tutte uguali. Una madre ha raggiunto il figlio appena uscito e lo ha abbracciato. Un padre, invece, ha parlato della propria vergogna e della fatica di lavorare ogni giorno. Era deluso, ma ha distinto la sua reazione dall’accertamento di quanto fosse successo: «Se ha sbagliato, pagherà».
Un altro padre ha detto di non sapere che cosa avessero fatto i figli: gli avevano riferito che sarebbero andati in Duomo e, secondo lui, quel giorno avrebbero dovuto essere a scuola. Una madre ha raccontato che il figlio le aveva parlato della confusione in zona Duomo; pensava che potesse essersi trovato in mezzo ai disordini senza averli cercati. Erano le versioni raccolte dalle famiglie mentre aspettavano, non una conferma del ruolo avuto dai ragazzi.
Che cosa raccontano i ragazzi fermati
Anche alcuni giovani usciti dalla questura hanno dato spiegazioni diverse. Uno ha detto di essere arrivato in centro dopo aver visto sui social notizie dei disordini e di essere stato fermato all’uscita della metropolitana. Un altro ha raccontato di essersi avvicinato agli agenti per capire perché avessero fermato il cugino. Entrambi hanno sostenuto di non aver fatto nulla.
Per le famiglie, l’attesa non finiva necessariamente con il ritorno dei figli: rimaneva da capire se fossero stati coinvolti nei saccheggi o se si fossero trovati in mezzo ai disordini. È questa incertezza, accanto al sollievo di rivederli, che ha accompagnato i genitori davanti alla questura.




