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08/09/2026
Il consumo di alcol durante la gravidanza può essere sottovalutato, soprattutto quando riguarda un bicchiere bevuto occasionalmente in compagnia.
Un’analisi del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di sanità ha rilevato una distanza tra quanto dichiarato nelle interviste e ciò che emergeva dai capelli di alcune gestanti. Il dato accompagna il lancio della campagna del Ministero della Salute “Zero alcol in gravidanza”, rivolta anche alle coppie che stanno pensando di avere un figlio.
Il dato sui capelli delle gestanti
Tra gennaio 2024 e luglio 2026 sono stati analizzati 83 campioni di capelli di gestanti tra i 18 e i 24 anni, nell’ambito di un progetto dedicato alla salute materno-infantile e ai rischi legati all’alcol in gravidanza. Le analisi hanno cercato l’etilglucuronide, indicatore usato per valutare l’esposizione all’alcol. Sono stati esaminati anche 147 campioni di meconio neonatale.
Due campioni di capelli presentavano livelli di etilglucuronide vicini alla soglia indicata come riferimento per un consumo cronico. In 34 casi, pari al 41% del campione, le analisi hanno invece mostrato un profilo compatibile con quello di una “bevitrice sociale”. Nelle interviste, le partecipanti avevano dichiarato di non consumare alcol, di essere astemie oppure di averlo interrotto durante la gravidanza.
Il dato è preliminare e richiede ulteriori approfondimenti, anche attraverso una pubblicazione scientifica. Il campione analizzato non consente quindi di stimare quanto sia diffuso il consumo occasionale fra tutte le gestanti.
Perché anche il consumo occasionale è al centro della campagna
Il Ministero della Salute ricorda che l’alcol assunto dalla madre raggiunge in breve tempo il feto, che non è in grado di metabolizzarlo come un adulto. L’esposizione può essere associata ad anomalie strutturali, rallentamento della crescita e disturbi dello sviluppo neurologico. Lo spettro dei disturbi feto-alcolici comprende manifestazioni diverse, mentre la sindrome feto-alcolica ne rappresenta la forma clinica più grave.
Il messaggio della campagna è che non esiste una quantità sicura di alcol in gravidanza. Per questo l’Istituto superiore di sanità richiama l’importanza di rafforzare l’informazione prima del concepimento, coinvolgendo le giovani coppie e non soltanto le donne che hanno già ricevuto una conferma di gravidanza.
L’analisi offre una possibile chiave di lettura della distanza tra interviste e campioni biologici: il calice a cena, il brindisi o il bicchiere in una serata tra amici possono non essere percepiti come un vero consumo di alcol. È proprio questa abitudine occasionale e sociale a essere indicata come un punto da non trascurare nella comunicazione sul tema.
La campagna “Zero alcol in gravidanza”
La campagna del Ministero della Salute è realizzata con l’Istituto superiore di sanità e con il coinvolgimento della Società italiana di ginecologia e ostetricia. Sarà diffusa attraverso i canali social del Ministero e dell’Iss e si rivolge alle coppie in età fertile, a chi programma una gravidanza e agli operatori sanitari che incontrano le future madri, tra cui medici di medicina generale, pediatri, ginecologi e ostetriche.
L’obiettivo dichiarato è aumentare la consapevolezza sui rischi dell’alcol in gestazione. Per le famiglie e per chi accompagna una gravidanza, il nodo concreto resta riconoscere anche le occasioni che possono sembrare marginali, così che l’informazione arrivi già nella fase in cui si pensa di avere un figlio.




