Capire come si trasmette il gruppo sanguigno dei genitori al bambino è non solo interessante ma anche utile, perché ci fa comprendere alla perfezione come si trasmettono i caratteri ereditari. Infatti nostro figlio eredita una parte delle caratteristiche del padre e una parte delle caratteristiche della madre e lo vediamo anche ad occhio nudo: basta tenere conto dell’altezza, del colore e della forma degli occhi, solo per citare un paio di caratteristiche.
Capire come si trasmette il gruppo sanguigno ai figli non è solo una curiosità genetica, ma un aspetto importante della salute in gravidanza. Oltre all’ereditarietà del sistema AB0 e del fattore Rh, esiste infatti una condizione da conoscere e monitorare: l’incompatibilità tra il sangue della madre e quello del feto.
Come si trasmette il gruppo sanguigno ai figli
Il gruppo sanguigno di un bambino è determinato dalla combinazione dei geni ereditati da madre e padre. I due sistemi principali coinvolti sono:
- il sistema AB0, che distingue i gruppi A, B, AB e 0
- il fattore Rh, che può essere positivo (+) o negativo (−)
Ogni genitore trasmette un allele (una “variante” del gene), e dalla combinazione di questi deriva il gruppo del bambino. Ad esempio, un genitore con gruppo A può trasmettere A oppure 0, mentre un genitore AB trasmette A o B.
Il fattore Rh, invece, segue una trasmissione dominante: basta ereditare il gene Rh positivo da uno dei genitori per risultare Rh+. Questo spiega perché una madre Rh negativa può avere un bambino Rh positivo.
Dal punto di vista clinico, la trasmissione del gruppo sanguigno diventa rilevante proprio quando si crea una discrepanza tra madre e feto, soprattutto per quanto riguarda il fattore Rh.
Incompatibilità tra gruppo sanguigno della madre e del feto: quando succede
L’incompatibilità più significativa è quella legata al fattore Rh.
Si verifica quando:
- la madre è Rh negativa (Rh−)
- il feto è Rh positivo (Rh+), avendo ereditato il fattore dal padre
In questa condizione, se il sangue del feto entra in contatto con quello materno (evento possibile durante gravidanza, parto o alcune procedure invasive), il sistema immunitario della madre può riconoscere i globuli rossi fetali come estranei.
Questo processo porta alla produzione di anticorpi anti-D, che possono attraversare la placenta e attaccare i globuli rossi del bambino. Questo fenomeno prende il nome di immunizzazione materna e rappresenta il presupposto della cosiddetta malattia emolitica del neonato.
Quali rischi comporta l’incompatibilità Rh
Nella prima gravidanza, spesso il rischio è limitato perché l’esposizione al sangue fetale avviene principalmente al momento del parto. Tuttavia, una volta che la madre si è immunizzata, le gravidanze successive con feto Rh positivo possono essere più a rischio.
Gli anticorpi materni possono distruggere i globuli rossi del feto, causando:
- anemia fetale, anche grave
- ittero neonatale, dovuto all’accumulo di bilirubina
- epatosplenomegalia (ingrossamento di fegato e milza)
- nei casi più severi, idrope fetale, una condizione pericolosa caratterizzata da accumulo di liquidi nei tessuti
- raramente, esiti più gravi se non trattata
Fortunatamente oggi queste complicanze sono diventate sempre più rare grazie alla prevenzione e al monitoraggio precoce.
Esami da fare in gravidanza per prevenire problemi
Il monitoraggio dell’incompatibilità Rh è parte integrante degli esami di routine in gravidanza.
LEGGI ANCHE: Tutti gli esami da fare in gravidanza
1. Determinazione del gruppo sanguigno e fattore Rh
Viene effettuata all’inizio della gravidanza per identificare le donne Rh negative, che necessitano di controlli specifici.
2. Test di Coombs indiretto
Il test di Coombs è un esame fondamentale che ricerca la presenza di anticorpi nel sangue materno.
- Se il test è negativo, significa che la madre non è immunizzata
- Se è positivo, indica la presenza di anticorpi e richiede monitoraggi più frequenti
Questo test viene ripetuto periodicamente nelle donne Rh negative per intercettare precocemente eventuali cambiamenti.
3. Controlli ecografici mirati
Nei casi a rischio, si effettuano ecografie avanzate per valutare:
- il flusso sanguigno fetale
- eventuali segni di anemia
Questi esami permettono di intervenire tempestivamente, riducendo i rischi per il bambino.
Terapie e prevenzione: cosa si fa oggi
La prevenzione dell’incompatibilità Rh è uno dei successi più importanti della medicina prenatale.
Immunoprofilassi con immunoglobuline anti-D
Alle donne Rh negative viene somministrata una iniezione di immunoglobuline anti-D, che impediscono al sistema immunitario di reagire contro i globuli rossi fetali.
Questa profilassi viene eseguita:
- intorno alla 28ª settimana di gravidanza
- entro 72 ore dal parto, se il neonato è Rh positivo
Le immunoglobuline “neutralizzano” eventuali globuli rossi fetali entrati nel circolo materno, prevenendo la formazione di anticorpi.
LEGGI ANCHE: James Harrison, l’uomo che donando il suo sangue ha salvato la vita a 2 milioni di neonati
Incompatibilità tra madre e feto: facciamo prevenzione
La trasmissione del gruppo sanguigno ai figli segue regole genetiche precise, ma è il fattore Rh a richiedere maggiore attenzione in gravidanza. L’incompatibilità tra madre e feto, un tempo temuta, è oggi una condizione prevenibile e controllabile.
Grazie agli esami di routine, alla diagnosi precoce e alla profilassi con immunoglobuline anti-D, la maggior parte delle gravidanze procede senza complicazioni. Informarsi e seguire i controlli consigliati è il modo migliore per vivere la gravidanza con serenità e sicurezza.
Chiudiamo con qualche numero. I gruppi sanguigni in Italia sono distribuiti così:
- 0+ (40%),
- A+ (36%),
- B+ (7,5%),
- 0- (7%),
- A- (6%),
- AB+ (7,5%),
- B- (1,5%)
- AB- (0,5%).




