Come spiegare la guerra ai bambini. Lo psicologo: 'Non paragonatela ai litigi'

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Le immagini di morte e distruzione provenienti dall'Ucraina in guerra fanno capolino in tutti i telegiornali ad ogni ora del giorno e della notte. Può dunque capitare che i bambini, tempestati dal flusso costante di informazioni o per delle notizie ascoltate a scuola, appaiano sconvolti da questa terribile realtà.

Ma esiste un modo per spiegare loro la guerra? Gli esperti sono concordi soprattutto su un punto: i genitori non devono fare l'errore di paragonare la guerra ai litigi.

Come spiegare la guerra ai bambini

Trovare le parole per spiegare la crudeltà della guerra ai propri figli piccoli assicurandosi di non spaventarli: è questo il difficile compito che tanti genitori stanno affrontando in questi giorni.

La regola più importante è quella di rispettare sempre la curiosità dei bambini, senza sottrarsi ai loro quesiti. Mai dimenticare che molte situazioni che gli adulti danno per scontate, infatti, non lo sono agli occhi di bimbi "nuovi" alle dinamiche del globo.

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E allora: le bombe colpiranno anche il mio Paese e la mia città? Il mio papà dovrà andare a combattere? Dovrò lasciare la mia casa? Queste altro non sono che domande "infantili", non in senso negativo, ma inteso come domande da bambini ai quali occorre rispondere con serenità per restituire sicurezza.

L'errore da non fare secondo gli esperti: mai paragonare la guerra ai litigi

Nel tentativo di semplificare un concetto, così da renderlo di più facile comprensione ai bambini, si può incappare in un errore classico: quello di paragonare la guerra ai litigi.

Esempio pratico: Russia e Ucraina hanno litigato come te e il tuo amichetto pochi giorni fa. Niente di più sbagliato, secondo gli esperti. Suggerire tale meccanismo, infatti, equivale a fare terrorismo educativo. Non c'è davvero niente in comune tra un banale screzio tra amici, compagni di banco, e la furia distruttrice della guerra

In generale gli psicologi suggeriscono di "proteggere" i bambini da notizie allarmanti come quelle di questi giorni fino a quando essi non abbiano compiuto almeno 9-10 anni, un'età in cui sono abbastanza in grado di elaborare informazioni del genere senza esserne sopraffatti.

Allo stesso modo è ampiamente dimostrato che vivere all'interno di un clima ansiogeno comporti degli effetti collaterali per i bambini, quali agitazione e difficoltà ad addormentarsi. Si tratta di reazioni tipica di ogni situazione traumatica (basta vedere ciò che è accaduto durante la pandemia) che possono essere arginate, per quanto possibile, parlando con chiarezza, evitando di lasciare i canali all news aperti tutto il giorno (soprattutto in assenza di un adulto) e cercando di rassicurare il bambino sul fatto che la guerra non sconvolgerà, per fortuna, la sua quotidianità né quella delle persone a cui vuole bene. E prima o poi anche in Ucraina finirà.

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