Figli, cani o gatti? Tutto quello che vorremmo è la libertà di scegliere

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Cani e gatti al posto dei figli. Risalgono a pochi giorni fa le dichiarazioni di Papa Francesco sempre più afflitto a causa dell’inverno demografico. Il pontefice non è nuovo ad appelli che facciano riflettere sulla necessità di incrementare le nascite. Questa volta, il papa ha utilizzato un paragone, quello con gli animali, che ha lasciato l’amaro in bocca a molte persone.

Pronte sono arrivate le polemiche, più o meno intrise di sarcasmo, che si sono riservate sui social dove gli utenti (come prassi usuale) hanno voluto condividere i loro pensieri.

Il sentimento di delusione e incredulità è circolato pressoché unanime tra gli utenti che hanno preso le frasi del Papa come fossero attacchi personali, soprattutto tra chi possiede un animale domestico e per scelta o necessità non è genitore.

Il pontefice si rivolge anche a questi ultimi, con un pensiero specifico (unica parte del discorso del pontefice che personalmente salvo), quando parla di adozioni rivolgendosi alle istituzioni.

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Auspico che siano sempre pronte ad aiutare in questo senso, vigilando con serietà ma anche semplificando l’iter necessario perché possa realizzarsi il sogno di tanti piccoli che hanno bisogno di una famiglia, e di tanti sposi che desiderano donarsi nell’amore

Il video della settimana

ha detto.

Il problema, però, è che ancora una volta si include nel discorso solo la cosiddetta famiglia tradizionale perché nel discorso del Papa non viene fatta menzione a tutte quelle coppie gay che vorrebbero tantissimo adottare ma (anche a causa dell’ingerenza della Chiesa sulla nostra politica) non possono farlo.

E ancora, non si fa menzione alle difficoltà, ad esempio quelle legate al reinserimento lavorativo delle donne post gravidanza, e alla mancanza totale o quasi di politiche di crescita che dovrebbero non dico aiutare, ma almeno non ostacolare, le donne che vorrebbero essere autonome e costruirsi una carriera nonostante la maternità.

Perché il punto è sempre quello: riconoscere l’unica pienezza e realizzazione della donna nella maternità, o comunque concepire il lavoro solo come alternativo all’essere madri.

Il fatto è, non lo si ribadisce mai abbastanza, che non c’è nessun dovere di paternità o di maternità per nessuno. Ognuno di noi è, anzi dovrebbe, essere libero di decidere se diventare genitore o meno, scegliere per il proprio corpo e la propria vita smettendola di affrontare il dialogo sul fare figli come fosse cosa pubblica.

Nonostante quel che il Papa dice e pensa.