Incinta di due gemelli muore a Catania: accusato il medico obiettore

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A Catania si è verificato un dramma all'ospedale Cannizzaro, dove Valentina Milluzzo, una giovane donna di 32 anni incinta di due gemelli, è morta in condizioni misteriose. I familiari della donna accusano il medico di turno di non essere intervenuto a salvarla in quanto obiettore di coscienza, cosa però smentita da Angelo Pellicanò, direttore generale dell'ospedale.

La versione dell'ospedale

Secondo la versione di Pellicanò non c'è stata nessuna obiezione di coscienza da parte del medico, in quanto l'interruzione della gravidanza non era volontaria, bensì obbligatoria, date le circostanze particolarmente gravi della situazione.

Pellicanò sostiene che è sopraggiunto uno shock settico, che purtroppo si è rivelato fatale per la sfortunata donna.

La versione dei familiari

É completamente diversa la versione dei familiari, i quali sostengono che entrambi i feti respiravano male ma il medico si sarebbe rifiutato di intervenire, poiché erano ancora in vita.

Il video della settimana

I due feti sarebbero stati estratti solo quando hanno smesso di respirare, ma solo uno sarebbe stato mostrato alla famiglia.

Poco dopo la situazione è precipitata ed anche la donna in seguito a delle complicazioni ha perso la vita. Sarà la Procura di Catania a stabilire cosa è successo e se ci sono responsabilità da parte del medico.

54 commenti

  1. Maria Gueli 20 Ottobre, 2016 at 13:43 Rispondi

    se i bimbi erano vivi penso sia contraddittorio ucciderne uno non credo sia questo il motivo della morte che senso avrebbe fare la fecodazione assistita,mi dispiace x la famiglia il dolore è immenso ma cercate la verità e sarà fatta giustizia non accusare nessuno senza prove.condoglianze Dio vi stia vicino e vi benedica e vi conforto e giustizzia

  2. Enrico Bocci 20 Ottobre, 2016 at 14:52 Rispondi

    Secondo me ci sono troppi particolari ancora poco chiari: in caso di sofferenza fetale il feto puó aver più speranze di sopravvivere fuori, in incubatrice, piuttosto che dentro. Un articolo dice che il medico in questione in realtà non si è mai neanche dichiarato obiettore. Inoltre lo shock settico di cui a quanto sembra è morta la donna è un quadro drammatico con elevata mortalità in generale, aspetterei a parlare di colpa. Se si è trattato di aborto spontaneo, l’obiezione non c’entra: il feto morto si toglie e punto. Nei casi di immediato pericolo per la vita della madre l’obiezione non c’entra: si espleta il parto facendo poi il possibile per salvare il neonato da fuori. Infine su un articolo che riporta le parole scritte da un avvocato, si legge che il feto non respirava.. ora i feti NON respirano, l’ossigeno gli arriva dal circolo placentare. C’è un’indagine della procura in corso, attendiamo gli sviluppi prima di giungere a conclusioni affrettate.

    • Cristina Trebastoni 20 Ottobre, 2016 at 14:58 Rispondi

      Ti posso assicurare che se sono obiettori, il feto morto non si toglie finché non viene espulso da solo, e se sono due, non praticano nemmeno l’ induzione per farlo espellere finché non muore anche l’ altro… una volta partorito poi praticano un raschiamento per ripulire… è successo ad una paziente ricoverata nel letto accanto a me …

    • Adalgisa Chiarelli 20 Ottobre, 2016 at 15:03 Rispondi

      Infatti la gente scrive e parla ma senza cognizione di causa. Ci sarà stata un’infezione letale difficilmente individuabile… non esiste obiettore di coscienza in aborto terapeutico…. qui non si parla di aborto spontaneo. Resta ovviamente un dramma disumano di sofferenza. Immagino la gioia di questa gravidanza perseguita con pma e il dramma di questo terribile epilogo.non ci sono parole

    • Enrico Bocci 20 Ottobre, 2016 at 20:36 Rispondi

      Se lo hai postato per me, ti ringrazio, sono medico, anche se non sono un luminare di patologia embrio-fetale né un ginecologo certe cose le ho studiate.. ora un avvocato che in un documento ufficiale scrive che il feto non respirava.. beh, non è il suo campo, ma può usare termini un po più precisi.
      Non feti di mesi ma di settimane? Si tratta di multipli e sottomultipli: 19 settimane sono quasi 5 mesi. Solo per amor di precisione :-)

    • Marialuisa Zadnik 20 Ottobre, 2016 at 20:50 Rispondi

      A 19 settimane nessun feto sopravvive fuori dell’utero. Normalmente in questi casi si stimola il parto con ossitocina o candelette di prostaglandine che dilatino il collo dell’utero. Ma in questo caso la paziente ha avuto una sepsi e bisognava praticare l’induzione del parto prima possibile e non capisco il motivo per cui si è sottovalutato il problema. La gravida, ricordiamocelo è comunque una paziente giovane ma ” disastrosa” se compaiono problemi. I feti non respirano in utero ma hanno un battito cardiaco, forse il ginecologo se era obiettore non ha indotto il parto finché era percepibile anche solo flebilmente…

    • Giusy Giordano 20 Ottobre, 2016 at 20:51 Rispondi

      Nn conosco la causa della morte del primo feto…ma la mamma avvertiva forti dolori alla pancia e facendo un’ eco hanno visto che il feto era in sofferenza…nonostante ciò…il dottore nn è intervenuto in niente…in nessun modo…tanto che dopo è morto il bimbo e dopo qualche ora anche il secondo…e il giorno dopo la mamma…i parenti reclamano la mancanza di assistenza adeguata giustificata dall obiezione di coscienza…che detto fra noi …nn c entra niente…questo condannano…la negligenza…poi è ovvio che si indagherà…ma ripeto ..se vogliono la classe medica le pezze le trova!!!!!

    • Enrico Bocci 20 Ottobre, 2016 at 21:25 Rispondi

      Infatti.. l’obiezione di coscienza decade quando c’è immediato pericolo per la vita della madre e in questi casi non c’è neanche la condanna della Chiesa. Ora per parlare del caso davvero con cognizione bisognerebbe avere davanti le cartelle cliniche. La mia domanda è: era assolutamente necessario indurre il parto per trattare lo shock? Se sì non regge l’obiezione, a qualunque fase della gravidanza (lo chiedo agli esperti: è proprio impossibile che un feto di 19 settimane sopravviva?) Se no, cosa altro si poteva fare? Grazie.

    • Marialuisa Zadnik 21 Ottobre, 2016 at 13:24 Rispondi

      A 19 settimane non c’è niente da fare se un feto sta male muore in utero nn si può fare proprio niente purtroppo, anche se sono vivi, e parte il travaglio, non c’è che da lasciare che il parto avvenga. Non sopravvivono al 100% fino alla 23 settimana di età. Ci sono notizie di sopravvivenza di prematuri di 22 settimane ma le compromissioni d’organo possono essere gravissime.

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