La crisi e i bambini: quale futuro per loro, ma anche per noi tutti?

Da quando è arrivata, non ci ha ancora lasciato: si è insinuata nella nostra vita quotidiana, nei nostri discorsi e soprattutto nelle nostre abitudini, rivoluzionando non solo i nostri consumi, ma anche le necessità e priorità.

La crisi economica del 2007/2008 ha segnato uno spartiacque non solo nella routine, ma anche nella mentalità di noi tutti: trend consumistici e alti budget sono stati definitivamente accantonati e abbiamo dovuto reinventarci un menage familiare alla luce della spending review casalinga.

Nel mentre molte di noi sono diventate mamme e molte altre hanno portato i loro figli all'adolescenza: tutte accomunate da un’oculatezza e una maggior parsimonia non solo sugli extra, ma anche e soprattutto sulle spese importanti.

Per capire come e dove si abbattuta la scure dei tagli nelle famiglie italiane e, quindi, sui nostri figli, Save The Children ha presentato l’Atlante dell’infanzia (a rischio) – L’#Italia SottoSopra.

I dati che emergono dal rapporto sono allarmanti: le famiglie con figli a carico sono quelle che hanno dovuto fare i conti più duri con la crisi. Il dato più evidente è stata la riduzione dei consumi che, rispetto alle altre tipologie di nuclei familiari, è stata quantitativamente maggiore con circa un taglio da 138€ al mese e soprattutto qualitativamente: tempo libero, cultura, giochi, salute, abbigliamento sono stati i settori che hanno visto la cinghia familiare stringersi sempre di più.

Se, inoltre, consideriamo che l’Italia si è collocata ultima in un’indagine dell’Ocse sulla qualità del sistema scolastico, oggetto di perenni tagli dei finanziamenti dai governi di qualunque colore e schieramento degli ultimi decenni, viene lecito domandarsi su quale futuro potremo contare se ai nostri figli non vengono date le giuste basi per lo sviluppo dei loro talenti e delle loro possibilità.

Ragionamenti lungimiranti che, nel breve periodo, lasciano spazio a domande più urgenti e interrogativi sul presente dei tantissimi bambini che, a causa delle difficoltà economiche della famiglia, si vedono sfrattati dal loro nido domestico e – con un po’ di fortuna – accolti da parenti, ma altre volte divisi da genitori indigenti e ospitati presso strutture temporanee per l’infanzia.

Viene quindi logico chiedersi se questa crisi che ha travolto le nostre vite e stravolto le nostre mentalità, non sia anche il punto di partenza per una nuova stagione, per un cambio di rotta che – una volta tanto – accantoni soldi e bilanci, quale primo e unico punto di partenza e arrivo di ogni discussione, per lasciar spazio a investimenti su quello che sarà non solo il domani dei nostri figli, ma di tutta la società.

I bambini di oggi sono un seme e vorremmo che domani divenissero degli aridi e insecchiti arbusti o rigogliose piante, ricolme di frutti e fiori?

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