La storia di Hope, nata per dare la vita ad altri

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Hope è vissuta 74 minuti: un fagottino di amore che si è spento tra le braccia di mamma e papà poco dopo la nascita.

Eppure Hope è viva: perché grazie a lei e agli organi donati è stato possibile dare una speranza ad altre persone malate. Una speranza come quella indicata dal suo nome.

La piccola Hope è nata con una malformazione terribile, nota come anencefalia. Il suo piccolo corpicino si è quindi formato senza il cervello e senza parte della scatola cranica. Il gravissimo problema incompatibile con la vita, era già stato identificato nel corso della gravidanza, quando la bimba si stava sviluppando accanto al fratellino gemello.

E proprio durante la gestazione, i genitori Emma e Andrew Lee di Mewmarket hanno rifiutato l’aborto selettivo, perché avevano deciso di donare i suoi organi.

Si tratta senza dubbio di una storia terribile, ma anche di una forma di amore che va al di là di quello di un genitore nei confronti della propria figlia, e abbraccia l’umanità. Perché è davvero difficile immaginare cosa possono aver pensato questi genitori prima di prendere una decisione così sofferta.

Ora Hope ha un triste primato: è la donatrice di organi più giovane del mondo.

Eppure nonostante tutto i suoi genitori hanno voluto darle in conforto di farle vedere la luce, di tenerla in braccio per quelle due ore scarse, stringendola a loro prima di lasciarla di nuovo andare.

Non sappiamo se la bimba abbia mai avuto coscienza di quello che stava succedendo, ma il papà racconta un particolare che spezza il cuore: poco prima di morire Hope gli ha stretto un dito con una delle manine.

Eppure alla fine, nonostante tutto, hanno firmato le procedure per effettuare l’espianto, e dare la possibilità a qualcuno di vivere la vita che la piccola Hope non ha potuto avere.

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