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20/09/2026
Per molti genitori la vista dei figli è una priorità, ma la prima visita oculistica entro i quattro anni riguarda il 43,9% dei bambini. Quasi un genitore su quattro riferisce invece che il figlio ha fatto il primo controllo dopo i sette anni o non è mai stato portato dall’oculista. Il dato emerge da una survey di Astra Ricerche, condotta nell’agosto 2026 su oltre 1.000 genitori italiani con figli tra 4 e 18 anni.
Importanza riconosciuta, controlli non sempre recenti
L’80% degli intervistati colloca la visita oculistica fra i quattro controlli più importanti durante la crescita, una quota vicina a quella della visita dentistica, indicata dall’81%. Il 57,4% dichiara però di aver fatto controllare la vista del figlio negli ultimi dodici mesi, mentre il 12,6% riferisce che sono passati più di due anni dall’ultimo controllo.
La salute visiva è al sesto posto fra le preoccupazioni per il futuro dei figli: davanti ci sono salute mentale, alimentazione, sviluppo scolastico, uso degli schermi e attività fisica. Solo il 7,2% la indica come prima preoccupazione.
La miopia può cambiare durante la crescita
In Italia si stimano oltre 2 milioni di giovani miopi tra i 5 e i 19 anni. A livello globale, la prevalenza fra bambini e adolescenti è passata dal 24,3% del 1990 al 35,8%; le stime citate dalla survey indicano 740 milioni di giovani miopi entro il 2050.
La miopia, ha spiegato Teresio Avitabile, professore di Oftalmologia e presidente della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche, può modificarsi durante la crescita e va seguita nel tempo. Quando compare precocemente e supera le 5-6 diottrie, può essere associata a un maggiore rischio di patologie oculari in età adulta, fra cui distacco della retina, glaucoma, cataratta precoce e maculopatia miopica.
Secondo l’indagine, il 47,1% dei genitori conosce il possibile legame fra miopia elevata e patologie oculari in età adulta. Il 38,9% ritiene che la miopia possa migliorare spontaneamente, mentre il 29,8% non sa rispondere.
Schermi, attività ravvicinate e tempo fuori casa
L’80,5% dei genitori considera smartphone e tablet un fattore che può incidere sullo sviluppo della miopia. Il tempo trascorso all’aperto è citato dal 51% degli intervistati: il 23% dei minori raggiunge due ore quotidiane fuori casa, mentre il 35,7% non arriva a un’ora.
Paolo Nucci, professore di Oftalmologia all’Università degli Studi di Milano, richiama l’equilibrio delle abitudini visive: le attività ravvicinate, svolte su uno schermo o su un libro, possono essere intervallate da pause e alternate a momenti all’aperto.
Il dato sulle lenti a defocus
All’evento dedicato alla miopia pediatrica è stato presentato anche uno studio clinico randomizzato e controllato su MiYOSMART iQ. Nel campione analizzato, composto da 196 bambini miopi tra 4 e 12 anni, dopo dodici mesi non è stata osservata in media una progressione della miopia nel gruppo che indossava queste lenti. Il risultato resta riferito al campione e al periodo osservati.
Per famiglie e scuola il punto concreto è non ridurre la miopia a un problema immutabile: la vista può evolvere con la crescita e le abitudini quotidiane, dai tempi delle attività ravvicinate a quelli trascorsi all’aperto, fanno parte del contesto da considerare.

