Quando sono diventata mamma? Quando ho smesso di avere paura

paura diventare mamma

Quando sono rimasta incinta ero piena di paure.

Inizialmente ho avuto paura del cambiamento, di non essere pronta, di non essere capace di prendermi cura di quella vita che mi era stata affidata.

Poi è arrivata la paura degli ospedali, dei medici, del parto, delle complicazioni. Del dolore.

Poi c'è stata la paura di allattare, di morire dal sonno ma di sonno, l'ho capito solo dopo, non si muore, del caldo, del freddo, di fargli male al mio bambino ogni volta che lo toccavo, al primo bagnetto, il primo viaggio in auto, il primo volo.

Poi, ancora, la paura di non riuscire più a staccarlo da me, di non poter tornare al lavoro, di non essere più capace di respirare con un ritmo che fosse mio, solo mio, e non nostro.

Poi però accade.

Succede quando meno te lo aspetti.

Succede che la paura si fa più sottile fin quando quasi non la senti più.

La paura non è che sparisce, quella c'è sempre, e per sempre ti farà domandare se sarai in grado del ruolo che ora ricopri, però pian piano impari a conviverci. Impari a convivere con i passi incerti, i dubbi amletici, le cose che non sai e non saprai mai con assoluta certezza.

Impari a convivere anche con la stanchezza.

Con quella morsa che ti rende le gambe molli e il cervello confuso, che spesso, troppo spesso, trasforma i nostri categorici no da mamme in , con quella sensazione che ti accompagna fin dal mattino che tu non ce la farai. E invece ce la fai, la stanchezza viene vinta non perché passa ma perché ti abitui e impari a trattarla. Impari a non farti più intimidire dalla stanchezza.

E, finalmente, è a quel punto che diventi mamma.

Totalmente.

Che il tuo sguardo lo volgi verso la bellezza di quello che sta succedendo anche quando quello che sta succedendo è estremamente complesso.

Che ti accorgi che l'amore, anche quello verso un figlio, è comunque una cosa semplice, naturale, che dà sempre e mai toglie.

Che capisci che nessuna mamma è nata tale e che per imparare ad esserlo ci vuole tempo, ma soprattutto ci vuole la fatica di liberarsi dalla paura di sbagliare.

Di non essere sempre perfetta.

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