Valditara propone l’obbligo di italiano per i genitori stranieri: scoppia la polemica

Al Meeting di Rimini il ministro Valditara ha proposto l'obbligo di italiano per genitori stranieri i cui figli hanno difficoltà a scuola. La FLC CGIL parla di stigmatizzazione e chiede il potenziamento dei CPIA.

28-08-2026

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha proposto al Meeting di Rimini di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori stranieri i cui figli hanno difficoltà scolastiche o problemi nella comunità scolastica. La misura è stata presentata come strumento per favorire il coinvolgimento familiare e il successo formativo degli alunni.

Cosa propone il ministro

Valditara ha affermato che la conoscenza della lingua italiana da parte dei genitori è un fattore che incide sul percorso scolastico dei figli: «Non si può perdere a casa quello che si impara a scuola», ha detto, sostenendo che saper parlare l’italiano permetterebbe ai genitori di informarsi sulla carriera scolastica, interagire con i docenti e partecipare ai colloqui. Nel suo intervento il ministro ha presentato questa relazione come argomentazione a favore della proposta, non come dimostrazione inequivocabile di causalità.

Le reazioni: il sindacato contesta l’idea

La Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC CGIL) ha risposto con una nota netta, definendo l’obbligo «non integrazione» e avvertendo che una misura imposta rischia di stigmatizzare le famiglie e allontanarle dalla scuola. Il sindacato ha sottolineato che la mancata partecipazione dei genitori stranieri spesso dipende da barriere concrete come orari di lavoro incompatibili, assenza di mediazione linguistica e culturale e carenze nell’offerta per adulti.

Il quadro numerico e le proposte alternative

Nel suo discorso il ministro ha richiamato numeri citati dal Ministero: circa 900.000 studenti con cittadinanza non italiana, pari a circa il 10% della popolazione scolastica, e una differenza nella dispersione scolastica riportata al 6% per gli studenti italiani e al 26% per i ragazzi di origine straniera. Questi dati sono stati richiamati a supporto dell’urgenza di interventi sull’apprendimento della lingua.

La FLC CGIL chiede invece il potenziamento dei CPIA, oggi giudicati insufficienti per organico, sedi e risorse, e propone misure operative come più docenti, corsi di italiano L2 con orari compatibili con il lavoro, mediatori linguistici e culturali stabili nelle scuole e percorsi di alfabetizzazione diffusi sul territorio.

Contesto e chiusura per famiglie e scuola

Nel discorso il ministro ha richiamato anche la necessità di valorizzare percorsi tecnici e professionali e di personalizzare la formazione per ridurre l’insuccesso scolastico. La proposta di obbligo linguistico è stata presentata come una leva per aumentare il coinvolgimento familiare, ma resta da chiarire come verrebbe tradotta in norma e quali strumenti concreti verrebbero messi a disposizione per evitare esclusione o stigmatizzazione.

Per le famiglie e le scuole il nodo pratico rimane quindi quello degli strumenti: le richieste sindacali di rafforzare i CPIA e di offrire corsi accessibili e mediatori rappresentano proposte concrete che, se accolte, inciderebbero direttamente sulle possibilità di partecipazione dei genitori stranieri alla vita scolastica.

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