Educazione del bambino: come sgridarlo in 60 secondi

sgridarlo in 60 secondi

Rimproveri sì, rimproveri no: la classica sgridata ai bambini divide le mamme.

C’è chi la trova un modo giusto e diretto per aiutarli a capire cosa possono e cosa non possono fare, e c’è chi teme che le grida possano minare la sua serenità. Non entrando nel merito delle sensibilità individuali, è possibile offrire un’alternativa veloce ed efficace per una ramanzina funzionale e svelta.

Sgridarlo in 60 secondi: la sgridata positiva

Il metodo sviluppato dallo psichiatra infantile americano Gerard Nelson, è basato sulla velocità: dura un minuto – 60 secondi appunto – ed è applicabile ogni volta che si vuole far notare al bambino che ha violato una regola importante.

Questa tipologia “scientifica” di ramanzina si articola in 3 fasi:

  1. Allontanate il bambino dal luogo della “marachella” e portatelo con voi in un ambiente isolato. A questo punto scendete alla sua altezza, stabilite un contatto (toccategli un braccio) e fissatelo negli occhi. Ora sgridatelo per circa 30 secondi, spiegandogli quale comportamento è stato sbagliato, quale regola ha violato e perché siete così arrabbiate. “Ti sei allontanato e sei andato a giocare sul ciglio della strada: lì passano le macchine e rischi di farti investire. Lo sai che non devi farlo.
  2. Ora che il messaggio (uno, semplice, chiaro) è stato comunicato, rassicurate il bambino dicendogli che voi siete certe che lui sappia essere più obbediente e rispettoso delle regole. “Sei un bambino molto responsabile e non è da te metterti in pericolo in questo modo”.
  3. Abbracciate vostro figlio: questo è un modo infallibile per dimostrare fiducia in lui ed impedire che attivi i tipici meccanismi di difesa del “dopo sgridata”, come musi lunghi, strilli o capricci. Abbracciandolo, lo conterrete e manterrete su di voi il focus.

Ecco, quindi, come sgridarlo in 60 secondi: una durata così breve è funzionale a catturare la sua attenzione, che cala facilmente, ed a concentrare l’ascolto e la comprensione su un messaggio unico, asciutto e immediato.

32 comments

    • La Isa 6 agosto, 2017 at 11:34 Rispondi

      Io solitamente faccio così… anche al nido facciamo così, li rimproveriamo, diamo un piccolo time out contenendoli, facendoli sedere vicino a noi, ma l’abbraccio e il contatto fisico dopo il rimprovero serve proprio a far capire che noi siamo lì per loro anche se hanno fatto qualcosa che non va bene (perché pericoloso,ecc… ) e che sappiamo farci carico anche della loro rabbia (nel caso di litigi…)Non credo sia incoerente come strategia, perché capiscono benissimo fino da piccolissimi ( dopo i 12 mesi ) quando gli spieghiamo le cose…
      certo, non è una scienza esatta…ogni bambino è a se e bisogna poi calibrarsi in base alle situazioni…a volte basta l’istinto, senza seguire metodi…anche perché non sempre funzionano!! 😉

  1. Lucia Canfora 6 agosto, 2017 at 01:16 Rispondi

    A 19 mesi che ancora non capisce certe cose è un po difficile mettere in pratica questo metodo. Io lo allontano dal luogo della marachella e gli dico semplicemente non si fa con un tono deciso senza urlare troppo. Poi quando si fará più grade potrò sicuramente seguire alla lettera questo metodo.

  2. Agata 6 agosto, 2017 at 07:29 Rispondi

    Anni fa nn si conosceva questo metodo , però più o meno mi sono comportata così , ho sempre abbracciato i miei due figlii dopo una brevissima sgridata , . ..posso assicurarvi che oggi sono fiera di loro e del mio comportamento , xche’ essi sono orgogliosi della loto mamma .

  3. Amelia Andreoli 6 agosto, 2017 at 10:05 Rispondi

    Perché e’ importante che il bambino sperimenti un 30/100 di frustrazioni? Perché le frustrazioni gli insegnano da subito a sopportare anche le difficoltà. È molto più fragile un bambino a cui si permette tutto che un bambino a cui si dice di no con fermezza quando è necessario

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