Molti ancora oggi ignorano il significato dell’acronimo SIDS. La sindrome della morte in culla o Sudden Infant Death Syndrome è il significato tremendo di quest’acronimo che è doveroso conoscere.
Quello della morte in culla è un dramma che colpisce, purtroppo, ancora troppe famiglie, lacerando la normalità quotidiana e gettando i genitori in uno sconforto dal quale si esce solo con aiuti professionali. In Italia i casi sono circa 300 all’anno con un’incidenza maggiore tra i 2 e i 4 mesi e soprattutto nel periodo invernale. I più colpiti sono i maschietti, circa il 60%.
Sebbene ancora non siano note le cause, si seguono delle vie che conducono a delle problematiche congenite in concomitanza con dei fattori ambientali.
Certo è un’evenienza che spaventa, ma non bisogna entrare nel panico e ricordare che si tratta di una possibilità abbastanza rara. Tuttavia, osservando delle semplici abitudini, si può notevolmente ridurre il rischio dei fattori ambientali.
I consigli per ridurre il rischio di SIDS
Per prima cosa bisogna posizionare il piccolo nella culla in modo tale che i piedi tocchino il fondo, così da non rischiare, muovendosi, di finire sotto le coperte. Il bambino deve dormire sempre a pancia in su, fino a quando non è in grado di girarsi da solo.
Di fondamentale importanza è la temperatura della stanza in cui dorme il bambino, deve essere tra i 18 e i 20°, non di più, meglio tenerlo un po’ scoperto che coprirlo eccessivamente, onde evitare un surriscaldamento del piccolo. L’inverno è la stagione in cui si riscontrano più casi proprio per questo motivo: spesso i bambini sono troppo coperti e intralciati da lenzuola e copertine. Il sacco nanna può essere una buona alternativa per tenere il bebè al caldo, ma senza coprirlo eccessivamente.
È molto importante non fumare in presenza del bambino e men che meno nella stanza dove dormirà.
Il centro SIDSdel Meyer raccomanda l’uso del ciuccio, ma solo ad allattamento avviato e senza insistere in caso lo rifiuti, e di far dormire il bambino nella sua culla. Altri studiosi, sostenitori del bed-sharing, come il pediatra iberico Gonzales asseriscono che, al contrario, questa pratica diminuirebbe il rischio.
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Tuttavia, si può optare per la culla affiancata al letto, nella stanza dei genitori.
La decisione dunque resta della coppia genitoriale, tuttavia, nel caso si decida di dormire col bambino, entrambi i genitori non devono aver assunto psicofarmaci, sostanze alcoliche e fumato. Sarebbe preferibile comunque non far dormire il bambino in mezzo ai genitori, per non surriscaldarlo troppo né rischiare di schiacciarlo nel sonno, meglio dal lato della mamma con le opportune precauzioni affinché non cada dal letto e, possibilmente, areare la camera.
Dopo l’anno d’età l’incidenza del rischio si abbassa drasticamente.
Qui trovate tutte le informazioni sulla prevenzione della SIDS fornite dal Ministero della Salute.




