Perché mamma sono così sfortunato?

Qualche sera fa a cena, mio figlio di sette anni ha sbottato dicendo che era la persona più sfortunata del mondo.

“Perché mamma sono così sfortunato?” mi ha chiesto. Io ci ho messo un po’ a capire che cosa intendesse e l’ho lasciato parlare. Lui, allora, mi ha detto che questo maledetto virus gli sta togliendo tutto quello che ha: la scuola, il calcio, il secondo compleanno di fila da poter festeggiare con gli amichetti. I viaggi.

“Non posso fare niente, mamma. E io sono piccolo solo adesso. Sono nato da così pochi anni e questo virus è arrivato a interrompere tutto“.

Ho provato a spiegargli che era così per tutti. D’altra parte, lo ammetto, l’ho sempre vista dalla parte dei più anziani. Di chi in qualche modo ha “gli anni contati”.

È un discorso stupido, lo so, non esiste gara a chi soffre di più, a chi ha perso di meno, ma ho sempre provata molta più tenerezza per gli anziani che per i bambini.

Soprattutto in questi ultimi mesi ho spesso pensato al tempo sottratto, a chi di tempo non ne ha.

Poi è arrivato mio figlio, un bambino di sette anni, a spiegarmi come stanno realmente le cose, a ricordarmi che la gara a chi ha perso di più è sempre insensata e che forse, alla fine ha ragione lui perché l’infanzia deve essere preservata. Sempre e comunque.

Ceraunavodka
Ceraunavodka

Mi chiamo Lucrezia Sarnari, ho 34 anni e sono una giornalista. Sono nata nelle Marche, vivo a Perugia praticamente da sempre ma sogno di invecchiare in una metropoli. Nel 2013 è nato mio figlio Pietro e da quando sono mamma sono diventata più produttiva senza per questo riuscire ad essere più ordinata.
Da circa 10 anni lavoro nel settore della comunicazione, ho maturato esperienze come redattrice, ufficio stampa e social media manager. Da quando ho aperto il mio blog mi occupo in prevalenza di maternità, ma scrivo anche di cultura, design e lifestyle. Ho pubblicato articoli e interviste per diverse testate digitali e cartacee, sia locali che nazionali. Sono laureata in Conservazione dei beni culturali e iscritta all’albo dei giornalisti dal 2011. Ancora non ho deciso se vorrei rinascere nei panni di Joanne Rowling o in quelli di Kate Moss. Nel frattempo provo a godermi quelli del mio armadio.