Divieto di educazione sessuo-affettiva alle elementari: Pellai critica la decisione

Il provvedimento vieta gli interventi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie. Alberto Pellai contesta la scelta e richiama l’attenzione sul dialogo con i bambini nell’era degli schermi.

15/09/2026

Con l’avvio del nuovo anno scolastico entrano in vigore le regole sull’educazione sessuo-affettiva: il provvedimento vieta gli interventi su questi temi nelle scuole dell’infanzia e primarie.

Per le medie e le superiori, invece, la partecipazione degli studenti è subordinata al consenso scritto dei genitori.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e docente, giudica questa scelta distante dalla quotidianità dei bambini.

Che cosa cambia nelle scuole

Il divieto riguarda qualsiasi attività di educazione sessuo-affettiva negli asili e nelle scuole elementari. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, la partecipazione alle attività richiede invece un’autorizzazione scritta della famiglia.

Pellai definisce la misura “fuori dal tempo”.

A suo giudizio, escludere i bambini fino ai dieci anni da questi interventi corrisponde a un’idea dell’infanzia ormai lontana dalla realtà.

Lo psicoterapeuta contesta l’immagine di chi ha meno di dieci anni come di “un essere angelicato” inserito in un mondo completamente protetto.

Schermi, dubbi e bisogno di parole

La quotidianità dei più piccoli, osserva Pellai, è cambiata con smartphone, tablet e internet.

Attraverso gli schermi possono arrivare immagini e storie che richiamano la sfera intima: esperienze che possono suscitare smarrimento e far nascere domande da rivolgere agli adulti.

Nella sua attività clinica, Pellai riferisce di avere incontrato situazioni in cui l’esposizione precoce a contenuti destinati agli adulti porta i minori a chiudersi nel silenzio, anche per il timore e la vergogna che circondano l’argomento.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto le proposte in classe, ma anche la possibilità per bambini e ragazzi di trovare parole e ascolto quando emergono dubbi o difficoltà.

Il rischio del silenzio tra adulti e bambini

La riflessione di Pellai riguarda anche le reazioni degli adulti.

Davanti a una scena o a un riferimento esplicito, possono subentrare imbarazzo, fastidio o allarme: si cambia canale, si spegne lo schermo oppure si interrompe la conversazione.

Per lo psicoterapeuta, atteggiamenti di questo tipo possono far percepire la sessualità come un tema proibito.

Il divieto scolastico rischia così, secondo Pellai, di riprodurre lo stesso meccanismo. Il punto concreto per famiglie e scuola è la possibilità di restare interlocutori credibili quando bambini e studenti incontrano online contenuti che non comprendono.

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