Capricci del bambino: e se fossero un malessere?

capricci o malessere

Per una mamma riconoscere un capriccio del suo bambino da un malessere è una delle cose più difficili del suo percorso da madre. Non conta essere mamme del primo figlio o mamme collaudate: se il bambino ancora non parla capire se ha male alla pancia, se ha la gola infiammata o se ha qualsiasi altro dolore è davvero impegnativo.

Perché è facile confondere un malessere fisico con capricci

In questi casi, quando si confondono i dolori con i capricci è facile per la mamma sentirsi in colpa. Certa di aver sbagliato, di non essere all’altezza della situazione e di non riuscire a interpretare i segnali lanciati da suo figlio, la mamma si fa prendere dallo sconforto. Purtroppo, però, è abbastanza facile confondere il pianto di dolore di un bambino da un capriccio improvviso. Questo accade soprattutto se il bambino risponde e manifesta il suo malessere con isterismo e momenti di nervosismo.

Il bambino sta male, non sono capricci

Quando il bambino sta male può diventare irascibile per un nonnulla. Può capitare di vederlo per terra che urla senza un motivo preciso, gli si presenta il pranzo e si ricevono reazioni incontrollabili e isteriche. Il bambino prende gli oggetti e li butta senza spiegazione, dice continuamente no o mima la sua indisposizione con la testa. Il nervosismo si calma se la mamma lo prende in braccio e lo coccola. Abbracci e coccole diventano per lui l'unico motivo per sorridere.

È proprio per questo che è molto facile confondere un malessere dall'essere capricciosi. Si tende a pensare che il suo comportamento sia dettato dalla voglia di attirare l'attenzione, si è convinti che la coccola sia la conquista a un suo desiderio. Ci si dimentica, o si tende proprio a non capirlo, che la coccola richiesta non equivale sempre e solo a voglia di ricevere attenzione, ma è una piccola consolazione a un dolore o alla comune influenza dei bambini.

7 comments

    • Sono una mamma 7 febbraio, 2017 at 08:51 Rispondi

      Ciao Annalisa, non mi sento una mamma confusa, ma una mamma alle prime armi che ama profondamente il suo bambino e lo coccola mille volte al giorno. Eppure sono anche una mamma che certe volte tentenna, ha il dubbio su come comportarsi se il bambino fa un capriccio improvviso. E credimi, la linea sottile tra una richiesta di coccole e un capriccio è molto sottile. O almeno lo è per me.

    • Annalisa Puppulin 7 febbraio, 2017 at 10:04 Rispondi

      Perdonami ma richiesta di coccole ed attenzioni NON sono capricci ma solo BISOGNI primari dei bambini
      I capricci in realtà sono solo una parola inventata da noi adulti per indicare comportamenti dei nostri figli che noi non siamo in grado di interpretare… Ma non perché non ne siamo capaci! Semplicemente perché è più comodo affibbiare tale definizione piuttosto che fermarci, prendere in braccio il cucciolo, guardarlo negli occhi e chiedergli: “cosa c’è che non va? Come posso aiutarti? Aiutami a capirti!”
      E in questo errore cadiamo tutti, io compresa! Ciò non toglie che il genitore deve prendere atto di questa sua “mancanza” di empatia e porre rimedio

    • Sono una mamma 7 febbraio, 2017 at 11:42 Rispondi

      Quindi, ad esempio, un bambino di venti mesi che si sente un pochino male (un po’ di tosse, un raffreddore) se si butta a terra in un centro commerciale perchè vuole a tutti costi portare lui il passeggino non sta facendo un capriccio? Se butta a terra dei giochi o li sbatte al muro perchè è nervoso, magari non è riuscito a dormire da tante ore e si sente male per questo; anche in questo caso non sta facendo un capriccio? Gli esempi sono infiniti.

      E poi … un bambino che ancora non parla non riesce a comunicare il suo stato d’animo se non con la comunicazione non verbale, quindi anche se tu gli dici “Aiutami a capirti” non potrà percepirlo come un bimbo più grande.

    • Annalisa Puppulin 7 febbraio, 2017 at 13:21 Rispondi

      Mi sa che stiamo su due mondi diversi… Conosci il significato della parola empatia?? Una mamma che osserva attentamente suo figlio, percepisce senza bisogno che lui si esprima a parole se ha un malessere fisico che lo porta a comportarsi in modo anomalo… Come si può definire capriccio un comportamento dettato da un malessere, più o meno importante che sia? Guarda, chiudo qui la discussione perché non intendo margini di confronto … Evidentemente abbiamo una visione della genitorialità troppo diversa…
      I bambini sono innanzitutto persone che però non possiedono ancora gli strumenti che abbiamo noi per esprimere un disagio, pertanto a volte ci fanno capire le cose urlando, piangendo, alcuni dando addirittura testate sul pavimento! Ma questi non sono capricci, sono solo tentativi di farsi capire dai genitori….
      Comunque sia, prima dei due anni i bambini non sono in grado di mettere in atto comportamenti che permettano loro di ottenere un vantaggio (perché questa è la definizione di capriccio!)… Prima di questa età i loro sono solo bisogni…

    • Sono una mamma 7 febbraio, 2017 at 14:51 Rispondi

      Annalisa Puppulin Ti ringrazio per avermi esposto il tuo punto di vista, su cui rifletterò bene, perché lo reputo costruttivo. In ogni caso non credo di essere a un livello diverso dal tuo e conosco benissimo il significato di empatia, che rappresenta la mia filosofia di vita sia in famiglia e nei rapporti interpersonali, sia nella mia professione.

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