Cartoni animati: come influenzano il cervello dei bambini e l’attenzione

24 febbraio 2026 –

Negli ultimi anni sempre più genitori si fanno la stessa domanda: i cartoni animati moderni fanno bene ai bambini? Oppure quelli “di una volta” erano meglio?

A sollevare il dibattito è stata una riflessione condivisa da una psichiatra infantile, la dottoressa Zabina Bhasin, che ha evidenziato come ritmo, colori e struttura narrativa dei cartoni contemporanei possano avere un impatto diverso sull’attenzione e sulle capacità cognitive dei più piccoli rispetto alle produzioni del passato.

Cartoni animati moderni: cosa è cambiato?

Negli anni ’80 e ’90 le serie animate avevano:

  • ritmi più lenti e scene meno frenetiche (dai 6 ai 12 secondi per inquadratura)
  • colori meno saturi
  • dialoghi più articolati
  • trame lineari e facilmente comprensibili

Oggi molte produzioni – soprattutto quelle pensate per la prima infanzia – presentano:

  • cambi scena rapidissimi (inquadrature da 2 secondi circa)
  • stimoli visivi molto intensi
  • suoni frequenti e accentuati
  • dialoghi brevi e ripetitivi

Secondo alcuni specialisti, tra cui la dottoressa Zabina Bhasin, recentemente intervistata dal programma tv “Good Morning America”, questo tipo di stimolazione molto rapida potrebbe sovraccaricare l’attenzione dei bambini più piccoli, che hanno ancora un sistema nervoso in pieno sviluppo.

“Questo (il ritmo serrato) potrebbe portare a una minore capacità di attenzione, a una maggiore irritabilità e a comportamenti impulsivi, poiché il cervello fatica ad adattarsi ad ambienti meno stimolanti”.

Il cervello dei bambini e l’attenzione

Nei primi anni di vita il cervello è estremamente plastico. Questo significa che si adatta rapidamente agli stimoli ricevuti.

Un contenuto con ritmi molto veloci e continui cambi di scena può abituare il bambino a un livello di stimolazione elevato. Di conseguenza, attività più lente – come ascoltare una storia, disegnare o stare seduti a scuola – possono risultare più difficili da sostenere.

A queste conclusioni sono arrivate anche le studiose Angeline Lillard e Jennifer Peterson, dell’Università della Virginia, che in uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, hanno confrontato le reazioni immediate di un gruppo di 16 bambini di 4 anni sottoposti alla visione di due tipi di cartoni animati, uno a passo lento e uno a passo veloce. I bambini del secondo gruppo erano molto più iperstimolati del primo.

Non significa che tutti i cartoni moderni siano dannosi. Piuttosto, è importante considerare:

  • età del bambino
  • durata dell’esposizione
  • qualità del contenuto
  • presenza o meno dell’adulto

I cartoni “di una volta” erano davvero migliori?

Molti genitori ricordano con affetto serie come:

  • Heidi
  • Il libro della giungla
  • L’Ape Maia
  • I Puffi
  • Winnie Pooh

Queste produzioni avevano uno sviluppo narrativo più lento e un tempo di attenzione richiesto più lungo.

Ma attenzione: non è solo una questione di epoca. Anche oggi esistono cartoni educativi, con ritmi adeguati e contenuti di qualità. Tra questi, non possiamo non citare Bluey, serie animata australiana che ha ormai raggiunto un ampio consenso da parte di genitori, bambini ed esperti. Si può guardare gratuitamente su RaiPlay.

Ecco altri cartoni su cui provare a puntare per i più piccoli:

  • Simone
  • Puffin Rock
  • Curioso come George
  • Un mare di amici
  • La Pimpa
  • Barbapapà
  • Gatto Mirò
  • Leo & Tig

Streaming illimitato: il vero cambiamento

La vera differenza spesso sta nel contesto di fruizione: una volta c’erano orari precisi in TV, oggi lo streaming è sempre disponibile.

Piattaforme come Netflix, Disney+ o YouTube permettono ai bambini di guardare contenuti quasi senza limiti. E inoltre molte di queste piattaforme hanno attivato di default la riproduzione automatica dell’episodio successivo, che spinge lo spettatore proprio a fare “binge-watching” (ovvero l’abbuffata televisiva) e che difficilmente viene contrastata dai più piccoli.

Questo cambia radicalmente l’esperienza:

  • niente attesa tra una puntata e l’altra
  • autoplay automatico
  • accesso continuo a nuovi stimoli

Il rischio non è tanto il singolo cartone, quanto la quantità e la modalità di consumo.

Ricordiamoci che la riproduzione automatica è disattivabile praticamente da qualunque piattaforma: si gestisce dalle impostazioni del profilo, cercando “riproduzione automatica”.

Quanto tempo davanti allo schermo?

Le principali linee guida pediatriche suggeriscono:

  • 0-2 anni: evitare schermi, salvo videochiamate
  • 2-5 anni: massimo 1 ora al giorno, contenuti di qualità
  • sempre con supervisione dell’adulto

La visione condivisa è fondamentale: commentare, fare domande, spiegare cosa accade sullo schermo aiuta il bambino a trasformare un contenuto passivo in un’esperienza più attiva.

Cosa possono fare i genitori?

Ecco alcuni consigli pratici per un uso equilibrato dei cartoni animati:

  • Scegliere contenuti con ritmo adeguato – Meglio trame semplici, dialoghi chiari e cambi scena non eccessivamente rapidi.
  • Evitare maratone e binge watching – Stabilite prima della visione un tempo preciso e rispettatelo.
  • Guardare insieme – La presenza del genitore fa la differenza, soprattutto con contenuti considerati più da grandi.
  • Alternare con altre attività, più lente – Lettura, gioco libero, attività creative e tempo all’aria aperta aiutano a bilanciare gli stimoli.

Il punto non è “prima era meglio”

La nostalgia può farci pensare che i cartoni di una volta fossero superiori in quanto a qualità. In realtà, la questione è più complessa.

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Non esistono cartoni perfetti o totalmente sbagliati. Esiste invece un equilibrio da costruire in famiglia, tenendo conto dell’età del bambino e del tempo trascorso davanti allo schermo.

La vera differenza la fanno:

  • il limite
  • la qualità
  • la presenza dell’adulto
  • la varietà di esperienze quotidiane

Perché nessun cartone, per quanto educativo, può sostituire il gioco libero, l’interazione reale e il tempo condiviso.

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