Generazione tecno-ager: bambini e ragazzi 2.0

tecno-ager

Siamo in un mondo sempre più futuristico. Internet, tablet, smartphone…tutto ciò che è tecnologico e legato alla rete diventa sempre più “a portata di bambino”. Tanto che, con una velocità e capacità impressionanti, i nostri figli e nipoti imparano a usare touch screen, inviare sms, navigare online e via dicendo.

Stando ai risultati emersi durante il 9° Rapporto annuale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, stilato da Eurispes e Telefono Azzurro, quella attuale è una vera e propria generazione “ad alta definizione”. E le caratteristiche principali di questa generazione 2.0, ribattezzata anche generazione "tecno-ager" è la rapidità di esecuzione, l’immediatezza ma anche, inevitabilmente una “socializzazione solitaria”.

Come sostiene Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes: “Se da un lato internet è lo spazio dello scambio, della conoscenza, dell’incontro, dall'altro rischia di essere un luogo di solitudine”. In più, sono gli stessi adulti a non essere, molto spesso, al passo coi tempi e a non riuscire più a dialogare con i propri figli. Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro spiega: “I bambini sono abituati a viaggiare, ad andare sulla rete, a comunicare in modo nuovo, a incontrare anche a scuola persone provenienti da altri Paesi. Sono invece gli adulti ad essere spesso inadeguati al cambiamento”.

Questa affermazione è alquanto allarmante perché, se da un lato la rete, internet e i social network offrono tante opportunità, espongono anche, neanche a dirlo, a possibili rischi. In più, i figli, soprattutto adolescenti, diventano presto consapevoli dei limiti dei propri genitori nell'uso delle tecnologie e, ovviamente, usano questi limiti a proprio favore, con risultati, molto spesso, pericolosi.

Secondo l’Istat il ben il 35,9% dei ragazzi tra i 18 e i 20 anni usa il computer tutti i giorni, ma il dato più significativo è la percentuale tra i bambini dai 9 ai 10 anni: ben il 9,3%. Occorre quindi, dal momento che non si può arrestare il progresso, che anche i genitori si “modernizzino”, per comprendere meglio il mondo dei propri figli ed evitare che i ragazzi arrivino a parlare un “linguaggio” a loro sconosciuto, quello dei figli tecno-ager.

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