La Francia è un Paese per mamme

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Marina è una donna italiana che si è trasferita in Francia, dove ha vissuto la propria duplice esperienza di maternità. La sua testimonianza è fondamentale per comprendere quanto il Paese dei nostri cugini d’oltralpe sia il luogo ideale per mettere su famiglia.

Tutti i benefici riservati alle neomamme in Francia

Marina, che ha una laurea in storia ed è una talentuosa musicista, in Francia non solo si è realizzata professionalmente senza dover rinunciare alla propria vocazione artistica, ma è anche diventata madre potendo contare su una serie di benefici riservati ai neogenitori.

Innanzitutto la donna e il suo compagno hanno potuto fruire di un bonus bebè pari a 180 euro per i primi 3 anni di vita dei figli (praticamente più del doppio rispetto all’Italia) e, inoltre, la donna ha ricevuto 200 euro mensili per 2 anni in qualità di lavoratrice part-time.

Ma non finisce qui: alla nascita di ogni figlio i genitori hanno ricevuto dallo Stato un assegno pari a 900 euro.

Anche per quanto riguarda il servizio sanitario e le strutture che accolgono i bebè non c’è di che lamentarsi: le parole d’ordine, anche in questo caso, sono efficienza e tutela nei confronti dei più bisognosi. 

14 comments

  1. Debby Debby 24 ottobre, 2016 at 21:11 Rispondi

    Noi mamme invece qui in Italia oltre a pochissimo sussidio( a cui secondo il governo dobbiamo anche ringraziare le lotte del passato) dobbiamo anche stare ai ricatti morali per tenerci il lavoro per chi lo ha……..:'(

    • Val De Marco 24 ottobre, 2016 at 22:33 Rispondi

      Mah, sarebbe bello fosse davvero il paese dei balocchi per le neo mamme, ma sarebbe ancora meglio se si calcolasse il costo della vita reale qui in Francia (compreso le baby sitter, gli asili, le case, ecc.) per fare i veri confronti. Poi, per me l’unico vero punto è che in Francia è illegale licenziare una donna incinta e anche al rientro dalla maternità.

    • Val De Marco 24 ottobre, 2016 at 23:08 Rispondi

      Bene a sapersi, purtroppo mi sono lasciata ingannare da tanta (troppa) polemica sull’argomento, che alla fine mi ero convinta che non ci fosse una legislazione adeguata.
      Detto questo, a maggior ragione relativizzerei sulla Francia o almeno su Parigi

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