"Non fare la femminuccia": vita dura per i maschietti timidi

Essere timidi, riservati e chiusi o avere difficoltà a farsi avanti sono tratti del carattere che, il più delle volte, vengono trasmessi in via ereditaria: più che il sesso, è la genetica a determinare il temperamento di un bambino, ma la società tende a trattare diversamente la timidezza nei maschietti e nelle femminucce che viene scoraggiata nei primi e tollerata, se non incentivata, nelle seconde.

Giusto per farci un'idea, diamo una prima occhiata ai cartoni animati e ai personaggi con cui i nostri figli crescono: supereroi, pirati e avventurieri popolano i giocattoli dei lui, mentre per le bambine le principesse o le eroine dei fumetti sono spesso timide e introverse, facili all'arrossamento e alla vergogna. Questi modelli fanno già molto per influenzare i nostri figli, ma anche la società ci mette del suo.

Secondo uno studio recentemente pubblicato in proposito, i maschietti timidi sono spesso chiamati a superare questa caratteristica del loro carattere, apertamente considerata un segno di debolezza, un elemento che non si addice all'immagine dell'uomo nella società contemporanea, cioè di colui che porta i pantaloni. I genitori, la famiglia, la scuola e i media invitano un esponente del sesso forte (anche se ancora un bambino di pochi anni) a non comportarsi come una femminuccia e a crescere imparando a nascondere le proprie incertezze. Dall'altra parte, invece, le bambine più riservate e tranquille rispondono ai canoni stereotipati della società e, quindi, possono vivere con maggiore serenità la loro timidezza.

Uno spunto sicuramente molto interessante che ci fa riflettere come la costruzione della personalità e dei ruoli nella nostra società sia ancora fortemente ancorata a modelli arcaici e stilizzati che richiederanno moltissimo tempo per cambiare.

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