Piede piatto nel bambino: quando intervenire?

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Il piede piatto è una delle patologie podaliche più conosciute: si tratta in pratica di quel problema che si manifesta con la caduta della volta plantare o con il valgo pronazione del calcagno. Invece di avere un piede normalmente arcuato, quella forma non è rispettata, provocando problemi di deambulazione.

In realtà tale situazione è la norma nei bambini che iniziano a camminare e si mantiene poi fino a circa 4 anni. Poi piano piano, in maniera del tutto naturale il corpo correggerà la sua postura fino a alla forma della classica volta plantare, quando i piccoli arrivano intorno ai sette anni.

Ci sono però alcuni casi in cui il piattismo presenta una situazione peggiore di quella normale: alla classica visita ortopedica che si fa intorno ai 3 anni, l’ortopedico sarà in grado di verificare se il bambino ha la necessità di adottare un plantare, in grado di aiutare il piedino a prendere la forma dovuta. Tale plantare però va usato fino ai sette anni, perché dopo diventa inutile.

Ma perché affrontare questo problema, che di per sé non è una vera e propria malattia? In genere infatti, le persone che ne soffrono non hanno dolore. Eppure è stato dimostrato che se da bambini si è affetti da piattismo, da grandi si possono sviluppare l’alluce valgo e l’artrosi alla caviglia. Intervenire da piccoli, può evitare interventi di maggiore entità da grandi.

Nei casi ritenuti più gravi, può rivelarsi necessario un intervento, soprattutto nel caso del retropiede valgopronato, anche se non è completamente piatto. Non hanno necessità di un trattamento chirurgico invece i cosiddetti piedi piatti correggibili quando ci si mette sulla punta. L’età per intervenire si attesta tra gli 8 e i 12 anni, mentre in alcune situazioni si può aspettare i 13-14 anni, ma maggiore è l’età e minore è la possibilità di ridurre del tutto il problema.

 

 

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