L'ultimo giorno di asilo

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Sai quando mi accorgo che stai crescendo?
Quando ti guardo dormire.

Quando, con le lenzuola attorcigliate alle gambe, occupi un po’ più di letto del giorno prima.

Come quando guardi un germoglio e il giorno dopo, al suo posto, trovi una fogliolina affacciata al mondo e dici “Ehi, ma quando è successo!?”

Di giorno sembri così piccolo.
Ma di notte, di notte cresci. E sei diventato il bimbo di 6 anni che oggi, ha varcato il portone dell’asilo per l’ultima volta.

E allora mi sono presa tempo, come quando ti guardo di notte.
Oggi non siamo scesi di corsa dalla macchina, che tu mi chiedevi sempre “Mamma, ma sulle strisce blu ti fanno la multa!”.

Oggi ho parcheggiato sempre sulle strisce blu, ma questa volta dentro le righe, e sono scesa dalla macchina, piano.
Non ti ho “lanciato” nella tua aula, come ho fatto per tre anni tutte le mattine, “Dai veloce, perché se no la mamma arriva in ritardo al lavoro!”.

Ho fatto qualche respiro profondo perché ho sentito che i miei occhi, stranamente truccati, hanno iniziato a rifrangere le immagini.

Mi sono fatta aiutare anche dalla bocca che ha tirato un po’ dentro la labbra. Labbra che ogni mattina ti hanno baciato sui capelli mai pettinati. Perché si, eravamo sempre di fretta.

“Mamma ma cosa vuol dire che siamo in ritardo?”
“Eh cosa vuol dire. Abituati che con noi sarà sempre così. Lo sentirai dire spesso.”

È stato un po’ come quando leggi un libro e ti accorgi che mancano poche pagine alla fine, e allora rallenti, perché quel libro ti piace e non vuoi lasciarlo. Non vuoi finirlo. Perché “la fine” è comunque sempre un po’ triste.

E allora un altro respiro.

I denti si stringono, la saliva si fa largo tra il nodo in gola.
Ma poi niente, piccoli luccichii umidi si sono affacciati sulle guance.

E quando il rigolo di acqua del fiume rompe la diga, beh, non è che si riesca molto a trattenere.
Che poi, chissà poi perché ci dobbiamo trattenere.

Lo so, per te è difficile capire. L’ultimo giorno di scuola di solito si è contenti.
Sono i banchi che profumano di estate; è il sole che gioca sui vetri delle finestre.
È il tempo in cui la testa si prende il tempo per farsi un po’ più leggera e il pensiero più importante è scegliere tra il cornetto o il magnum.

Allora te lo spiego io perché ho pianto.

Ho pianto, perché oggi ho avuto il tempo di capire che stai crescendo.
Ti ho guardato, e ho capito che stringerò sempre un po’ meno quelle tue manine con le unghie mangiucchiate.

E se devo essere sincera, ho pianto anche un po', perché dal prossimo anno, la sveglia suonerà prima.
E allora forse sarà meglio che impariamo un po’ cos’è la puntualità!

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