Il Pigiama di mia moglie

pigiama

E dire che una volta mia moglie Rucola era la regina del pigiama.

Ne aveva uno di ogni tipo e per ogni occasione. Dai classici modelli a due pezzi, per passare alle fresche camicie da notte, ai simpatici pinocchietti, ai pagliaccetti rifiniti in pizzo, ai sexy Baby Doll, alle chemize con culotte, per giungere infine al suo massimo splendore quando in una fredda notte d’inverno si presentò inaspettatamente con un Kimono Lussuria in raso nero. Olè.

Poi sono arrivati Sgnappo e la Pulce e questa libidine di pigiami è definitivamente terminata.

Ora Rucola di notte si accrocca con qualcosa che dire inguardabile è poco.

E mai ci fu un verbo così azzeccato come questo. Accroccare definisce di solito un dispositivo fatto con pezzi assemblati alla meglio. È esattamente la definizione del suo pigiama.

Il pigiama di Rucola si divide oggigiorno in due parti: Pigiama di sopra e Pigiama di sotto. Non è molto difficile. Vado nel dettaglio.

Sopra Rucola indossa, sempre con grande eleganza sia chiaro, una maglietta con sopra una maglietta con sopra una maglietta con sopra una maglietta con sopra una maglietta con sopra una felpa grigia di una tuta spaiata.

A suo dire dopo la nascita di Sgnappo e poi a seguire della splendida ed irritabilissima Pulce, mia moglie Rucola è diventata improvvisamente freddolosa tanto che non si può neanche lontanamente parlare di aprire una qualsiasi finestra nelle vicinanze della stanza da letto. E per vicinanze intendo chilometri. Persino d’estate la cosa è fuori questione.

Il Pigiama di sotto è quello che io ipotizzo essere un capo comprato direttamente da un clown di un circo, forse turco non ne sono sicuro, transitato per puro caso e per errore nel nostro quartiere. L’incontro deve essere andato più o meno così:

“Salve. Un circo qui?”
“No. Ci siamo persi”
“Ah… senta ma quel pantalone è bellissimo”
“Grazie”
“Deve essere molto comodo, vero?”
“Molto”
“Glielo compro”
“Ma non è in vendita”
“Le offro cento euro”
“E’ suo”

Però. Però. Però Rucola ha delle alternative.

Quando il pezzo da cento euro da Pierrot è in lavatrice ha due altre soluzioni. Il primo è un calzone felpato di una tuta, spaiata anche questa. Rucola perde molto facilmente uno dei due capi delle tute. Forse è il suo modo di prepararle nel futuro a diventare dei pezzi da notte. L’altro è ancora un pantalone stavolta più aderente rispetto agli altri ma molto più spesso, che potrebbe quindi benissimo essere usato per delle discese subacquee nei profondi e freddi mari del nord.

Questo è il pigiama di mia moglie.

Ovviamente ho provato negli anni a comprargliene di nuovi. E lei carinamente, ma solo per farmi un favore sia chiaro, se li è messi per un paio di notti. Dopo sono apparse scuse improbabili, come “mi fa allergia non so..” oppure “è molto carino, ma mi fa grassa, però lo metto eh lo metto...”.

Ovviamente spariscono nel nulla. Diventano irrintracciabili. E se io qualche volta provo a fargliene menzione lei risponde quasi sempre evadendo la domanda.

“Quale?”
“Quello carino blu che ti ho comprato”
“Non ricordo”
“Era carino..”
“Non…no…non mi ricordo”

Ma Rucola va capita. Sgnappo le avrà versato addosso ettolitri di latte mischiati a bava e biscotti ciancicati, oltre a tirarle per anni regolarmente le maniche del pigiama per richiamare la sua attenzione, mentre la Pulce ha da sempre la piacevole e davvero dolce abitudine di vomitarle direttamente sul pantalone.

Il pigiama di Rucola non è un indumento sensuale da indossare la notte ma solo un’armatura per una guerra imminente.

Certo, il Kimono nero Lussuria era tutta un’altra cosa…

9 comments

    • camilla 9 marzo, 2016 at 20:52 Rispondi

      se vedessi il mio…bucato e scolorito. anche a me vomitano di tutto addosso. sarei curiosa di sapere lui cosa indossa

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