Il tasso di mortalità infantile è una statistica che viene utilizzata per calcolare la mortalità dei bambini entro i primi 5 anni di vita. In termini semplici è il rapporto dei bambini che sopravvivono ai primi 5 anni di vita e quelli che, purtroppo, muoiono.
Tale tasso è alquanto rilevante in quanto è correlato alla situazione sociale, ambientale, economica e soprattutto sanitaria della popolazione in esame. Studiando i dati statistici si nota che esiste una correlazione cioè un legame piuttosto evidente tra reddito del Paese e probabilità di vivere oltre i primi 5 anni d’età.
Secondo le nuove stime delle Nazioni Unite, sono quasi 4,9 milioni i bambini morti prima di compiere cinque anni nel 2024.
Il legame tra povertà e mortalità infantile
Secondo l’ultimo rapporto inter-agenzia e pubblicato sul sito Unicef, annualmente un milione di neonati non sopravvive al primo giorno di vita e 2,3 milioni di bambini non superano il primo mese di vita. In altri termini, quotidianamente 7.000 neonati perdono la vita.
Action Aid conferma i dati dell’Unicef evidenziando come l’analisi del tasso di mortalità infantile mostri in modo chiaro che il problema è molto diffuso e ampio soprattutto nell’Africa subsahariana ma non solo in quelle regioni. Si afferma anche che un bimbo partorito in queste zone ha il 14% di probabilità in più di morire entro i 5 anni d’età rispetto ad uno nato in un Paese ad alto reddito.
In queste aree, infatti, le donne non possono essere assistite in modo consono durante la gravidanza, il parto e il post parto a causa di conflitti e povertà. Ciò ha come conseguenza la morte infantile e spesso anche della madre per le complicazioni del parto.

La malnutrizione come causa diretta per 100.000 decessi in un anno
Se la malnutrizione non è la prima causa diretta di decesso infantile diretto, l’Unicef conferma il peso della malnutrizione come fonte principale di complicazioni nei casi di polmonite, dissenteria e malaria.
E inoltre, per la prima volta, ha individuato nella malnutrizione severa (SAM) la causa diretta per la morte di circa 100.000 bambini nel 2024.
La malnutrizione infatti predispone l’organismo ad ammalarsi di numerose patologie e le aggrava. Le patologie più comuni a cui un bimbo può andare incontro sono: la polmonite, il morbillo, la dissenteria, la poliomelite, la pertosse, la difterite, la malaria, il tetano.
Tassi di mortalità in calo, ma non è ancora abbastanza
I tassi di mortalità sono calati enormemente dagli anni ’90: il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni è diminuito di circa il 60% e quello neonatale del 45%, salvando milioni di giovani vite in 34 anni. Tuttavia non è ancora abbastanza. Soprattutto per quei bambini che vivono nei paesi in guerra e in condizioni di vita inaccettabili.

Perché questi decessi continuano a concentrarsi nelle stesse regioni che presentano ancora le maggiori difficoltà nell’accesso a servizi sanitari di qualità: l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale.
In Italia fino a qualche decennio fa quando un bimbo nasceva, talvolta si sentiva l’espressione “lotteria della vita” per sottintendere che l’esito di una gravidanza non era per nulla scontato, che si poteva vincere o perdere. Per i paesi dell’Africa Subsahariana è ancora così:

La speranza portata avanti da enti e istituzioni come Unicef, Action Aid e Save The Children è che si riesca a rendere questo splendido percorso sempre meno rischioso in tutto il mondo.





Qualche giorno fa, per lavoro, guardavo le statistiche della mortalità infantile italiana del primo dopoguerra. Nonostante sia consapevole dei numeri, rileggerli in dettaglio è stato devastante, con una bimba di quasi un anno in casa.
Sono passati solo 70 anni, ma a sentire le derive di certi deficienti che hanno avuto la cattiva idea di procreare vien voglia di mettere mano al bastone.