La sindrome del bambino scosso e le sue conseguenze fatali

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Al pari della morte in culla, la sindrome del bimbo scosso ha un'alta incidenza di mortalità per i neonati da 2 settimane a 6 mesi di vita. Per prevenire ed arginare questo fenomeno sono state lanciate numerose campagne di sensibilizzazione, col fine di sensibilizzare i genitori verso un problema di cui se ne parla poco ma che invece è molto serio.

Cos'è la sindrome del bambino scosso?

Nei primi mesi di vita per il neonato è normale piangere, poiché è l'unico mezzo di comunicazione a sua disposizione. Il pianto però può essere continuo e prolungato, cosa che provoca forte stress nei genitori. Quindi può capitare che per negligenza, nervosismo o eccessiva stanchezza i genitori scuotano violentemente il bambino per farlo addormentare.

Questa pratica molto pericolosa, chiamata appunto sindrome del bambino scosso, può provocare conseguenze anche letali.

I pericoli della sindrome del bambino scosso

I muscoli del collo del bambino sono ancora fragili, la testa è pesante rispetto al corpo ed il cervello se scosso rischia di muoversi all'interno del cranio. Lo scuotimento del neonato quindi può provocare danni meccanici ai neuroni ed alle fibre, intaccando le sue funzioni vitali.

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Il rischio di incorrere in questa sindrome esiste soprattutto per i neogenitori, che non hanno alcun tipo di esperienza col pianto dei bambini.

Non scuoterlo: la campagna nazionale contro la sindrome da scuotimento

La campagna nazionale "Non scuoterlo" è finalizzata ad aiutare i genitori ad assumere dei comportamenti corretti, e sul sito Nonscuoterlo.it è possibile sapere come comportarsi in caso di pianto prolungato del bambino.

La campagna di sensibilizzazione è curata da Terre Des Hommes che, in collaborazione con la regione Toscana, sta curando una serie di iniziative e seminari per informare le famiglie, ma anche la comunità e gli operatori, e fare prevenzione su questa pericolosa forma di maltrattamento.

Camilla Bianchi, garante per l'infanzia e l'adolescenza della Regione Toscana, ha infatti dichiarato:

È noto come i primi mille giorni di vita di un bambino siano fondamentali per un adeguato sviluppo fisico e psichico. Ridurre allora l'esposizione a fattori di rischio e promuovere la conoscenza di fattori protettivi in questa primissima fascia di età, diventa basilare per garantire quel fondamentale diritto alla salute nel breve e lungo periodo

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