Esistono i figli preferiti? Una riflessione psicoeducativa

In molte famiglie esiste la leggenda del “figlio preferito”, ma non sempre è una supposizione errata.
Il rapporto tra genitori e figli è in primis un rapporto umano e la relazione di un genitore con ciascuno dei propri figli è inevitabilmente diversa.
Ciò è fisiologico e naturale e non dovrebbe destare stupore. Ogni figlio ha una personalità con caratteristiche soggettive e peculiari, cosi come ogni genitore e in ogni rapporto esiste una reciprocità.
È il valore aggiunto delle relazioni, che non possono ritenersi interscambiabili ma uniche.

Ciò non significa parlare di maggiore amore, né avallare trattamenti diseguali tra i figli, ma riconoscere le caratteristiche tipiche della relazione genitoriale.
Eccessive disparità possono chiaramente rivelarsi nocive e disfunzionali.

Il senso di colpa dei genitori

Occorre abbattere i giudizi sociali che negano la possibilità di stati d’animo negativi di un genitore verso un figlio e che vincolano la famiglia ad immagini ideali ben lontane dalla realtà.
La genitorialità non è un’isola felice, esente da difficoltà, ancora di più in una società in cui le istituzioni educative stanno perdendo di incisività e i social assumono sempre più centralità.

È umano per un genitore poter sperimentare transitori sentimenti di rabbia, delusione, tristezza e ciò non deve determinare un senso di colpa, nocivo per sé e per il rapporto con i figli.
I sensi di colpa possono favorire una difficoltà ad empatizzare con essi e a porre adeguati confini e limiti, perdendo coerenza di ruolo. Ad esempio, si può far fatica a delineare delle regole, divenendo eccessivamente permissivi, assumendo atteggiamenti poco normativi e confusivi, talvolta sfociando nel ruolo di genitore “amico”.

I figli preferiti

Esistono figli con cui si ha un’affinità maggiore, che può variare nel corso del tempo, e analogamente i figli possono sperimentare una sintonia migliore con uno dei due genitori.
Ciò che si rivela disfunzionale è l’attribuzione di ruoli rigidi, pervasivi e continuativi nel tempo, che non sono mai rappresentativi dell’interezza della persona.
Ad esempio, in molte famiglie si assiste ad una suddivisione di ruoli “opposti” tra i fratelli: il figlio perfetto e la pecora nera, entrambi poco funzionali.

La “pecora nera” è il figlio a cui si associano aspetti di fragilità e problematicità, sottovalutandone risorse e capacità. Il “figlio perfetto” è colui che non può deludere, in cui si individuano i punti forza, negando le umane fragilità.

La percezione che la persona sviluppa di sé stessa è molto condizionata dai primi rispecchiamenti sperimentati nelle relazioni genitoriali e in famiglia. Un figlio che viene considerato, ad esempio, prematuramente iper-fragile, può identificarsi con tale rappresentazione di sé e convincersi di esserlo.
La presenza di ruoli netti e contrastanti non facilita neanche la relazione tra fratelli, che rischiano di rimanere intrappolati in dinamiche infantili competitive, alla ricerca del riconoscimento genitoriale.

Le affinità genitore-figlio

Dedichiamoci ora, a comprendere i principali elementi che possono condizionare le affinità nelle relazioni genitori-figli, tra cui risultano:

  • Il genere del figlio: oltre agli aspetti edipici, il genere maschile o femminile può assumere un significato diverso nella cultura familiare e nella concezione identitaria. Ad esempio, in alcune culture essere maschio viene considerato un valore aggiunto.
  • L’età: si può sentire il figlio più grande maggiormente vicino o, viceversa, il figlio più piccolo da proteggere.
  • Similitudini e differenze: può accadere che il figlio che si percepisce più simile si senta più affine, includendo caratteristiche somatiche e fisiche.
  • La relazione di coppia al momento del concepimento e della nascita: un figlio concepito in una fase di crisi con l’illusione di ricompattare la coesione di coppia potrà essere investito di aspettative, o si potrà percepire come il figlio con cui dover compensare mancanze e carenze.
  • La personalità del figlio.

È importante sottolineare che le caratteristiche che si attribuiscono ad un figlio non necessariamente gli appartengono, a volte, inconsciamente i genitori proiettano propri vissuti sui figli. Inoltre, in caso di crisi di coppia sovente accade che un genitore si allea con un figlio, e l’altro genitore con l’altro figlio, creandosi “due squadre”.
In condizioni di disparità disfunzionali sia i figli preferiti, che i non preferiti attraverseranno dei disagi.

Le conseguenze sul figlio preferito

Le maggiori difficoltà esperite dai figli preferiti si riferiscono al peso delle aspettative. Sentono di non poter deludere i genitori e ciò può favorire un’impossibilità nel riconoscere i propri bisogni, inibendo la soggettività e divenendo particolarmente severi con sé stessi. Sovente accade che si abdica al ruolo di figlio in favore di un’eccessiva adultizzazione e responsabilizzazione. Inoltre, vi è una maggiore vulnerabilità per la strutturazione di sintomi depressivi.

Le conseguenze sul figlio non preferito

I principali disagi per i figli che si sono sentiti sempre considerati meno, e trattati in modo sfavorevole, riguardano le aree dello sviluppo emotivo, dell’autostima e delle relazioni interpersonali.
Si possono strutturare senso d’inferiorità, disistima e sfiducia verso gli altri. Si potranno verificare blocchi nella realizzazione professionale e le scelte affettive e sentimentali potranno ricadere su partner dominanti e svalutanti.

Riflessioni conclusive

Riconoscere le naturali e umane caratteristiche delle relazioni genitoriali permette ai genitori di non negare i propri sentimenti ma di assumerne consapevolezza per agire lucidamente. È importante non fare paragoni ma valorizzare la diversità. La presenza di un confine chiaro tra sé e i propri figli permette sia di restare coerenti al proprio ruolo sia di riconoscere le soggettività dei figli, meno investiti di proiezioni personali.
Anche per i figli sarà fondamentale umanizzare i propri sentimenti e accettare le diversità dei genitori.
L’obiettivo non è creare rapporti interscambiabili ma relazioni consapevoli e libere in cui co-costruire lo spazio per l’espressione di sé e l’ascolto dell’altro.

Dott.ssa Giulia Gregorini
Psicologa – Psicoterapeuta

Giulia Gregorini – Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento sistemico relazionale. Lavora con individui, coppie e famiglie. Considera la crisi un ‘opportunità di crescita e la famiglia una risorsa nella cura.”

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2 commenti

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  1. Tutto molto bello, ma per piacere potete scrivere correttamente “se stesso”?
    Non va l’accento.
    Grazie!