Malasanità, ostetricia chiusa: mamma partorisce in casa

ostetricia chiusa partorisce in casa

Un ennesimo caso di malasanità tutta "made in Italy" si è verificato a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, ma questa volta fortunatamente senza gravi conseguenze. Alla fine di dicembre una donna è stata costretta a partorire in casa perché l'ospedale del posto non era attrezzato per affrontare gravidanze.

Malasanità, carenze del sistema sanitario: partorisce in casa

L'ospedale di Pieve di Cadore da diversi mesi ormai accoglie solo i casi più urgenti, mentre le donne che hanno la necessità di partorire vengono trasferite al più attrezzato ospedale di Belluno. Qui però evidentemente qualche medico "distratto" ha detto alla donna che non era il momento di partorire. Quando è arrivata a casa però le contrazioni sono continuate, e così la donna ha partorito in casa.

Partorisce in casa, la denuncia del sindaco

Il sindaco di Pieve di Cadore, Antonia Ciotti, ha sporto denuncia in prefettura per interruzione di pubblico servizio. Anche Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha annunciato che sarà avviata un'indagine per fare chiarezza su questa fosca vicenda, individuare eventuali colpevoli e punirli severamente. Con la vita delle persone non si scherza, ma alcuni medici forse hanno dimenticato il giuramento di Ippocrate.

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14 comments

  1. Lucia Gargiulo 16 Gennaio, 2017 at 12:18 Rispondi

    Buongiorno, mi sembra che questi casi nella sanità siano sempre più frequenti. Questo da una parte dispiace e dall’altra preoccupa. Invece di mandare continuamente ispettori bisognerebbe fornire mezzi, strumenti e personale alle strutture sanitarie per poter lavorare nelle migliori condizioni possibili.

  2. Michela Bollini 16 Gennaio, 2017 at 13:08 Rispondi

    Può capitare che il reparto sia chiuso, ma la paziente deve essere dirottata su un altro ospedale in quel caso! Poi, chi dice che non fosse davvero presto quando è stata visitata? A me sembra un post per alimentare polemiche con pochi dati di fatto certi…

  3. Roberta Mangino 16 Gennaio, 2017 at 15:20 Rispondi

    Ma se il reparto e’chiuso di quale medico responsabile stiamo parlando?e la donna in questione…possibile non fosse a conoscenza del fatto ke il reparto fosse stato chiuso?e ki dice che davvero non fosse troppo presto per partorire e ke le cose siano precipitate solo dopo?i soliti articoli all’italiana….venga signora che assicuriamo a lei ed al bambino un bel futuro alle spese di quei poverini che lavorano negli ospedali che di ospedali non hanno ormai piu’niente!denunciate gente…denunciate….visto ke in giro non c’e’lavoro…e’una valida alternativa xfare soldi

    • Roberta Mangino 16 Gennaio, 2017 at 16:10 Rispondi

      Si si….ho letto di qualche “medico distratto”…..ma invece di mettere sempre i medici in discussione…ogni tanto non sarebbe anche cosa buona e giusta pensare che forse la signora non era pronta xpartorire?????scendendo nel tecnico….forse non aveva la dilatazione adeguata ad un ricovero????e dunque e’stata mandata a casa….come le linee guida dettano!se si dovessero ricoverare tutte le gravide che si presentano in ospedale con dolori con una frequenza di una contrazione ogni ora….allora si che ce ne sarebbero decine di parti in casa ed in macchina…perche’non ci sarebbe piu’posto per chi davvero arriva con la testa del neonato di fuori!

    • Teresa Meniti 17 Gennaio, 2017 at 00:03 Rispondi

      Si sta esagerando. Pur di risparmaiare soldi che vengono poi sprecati in altre tortuose e disoneste vie, si fanno i ricoveri all ultimo minuto, si rischia non facendo cesarei necessari e si dimette troppo presto.

  4. Sonia Cesco Fabbro 17 Gennaio, 2017 at 10:27 Rispondi

    La solita farsa: “cercheremo i colpevoli e li puniremo severamente”… I colpevoli non sono certamente i medici, i colpevoli sono i bravi politici che ci amministrano così efficacemente tanto da arrivare a chiudere pian piano gli ospedali periferici!

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