Un raffreddore può far russare anche un bambino che normalmente dorme in silenzio.
Quando però quel rumore ritorna, la domanda utile non è subito “avrà le apnee?”, ma “come respira, come dorme e come sta durante il giorno?”.
In questo articolo cercheremo di capire come raccogliere informazioni utili senza trasformarsi in investigatori notturni, quali limiti hanno video e smartwatch e perché i rimedi antirussamento visti sui social non sostituiscono una valutazione.
Capita quasi per caso: si passa davanti alla cameretta e si sente un rumore che prima non c’era. A volte è un leggero brontolio, altre volte un russamento così evidente da spingere mamma o papà ad avvicinarsi al letto per controllare che il bambino respiri bene.
La prima notte può coincidere con un raffreddore. La seconda lascia qualche dubbio. Quando il rumore continua a ripresentarsi, è naturale domandarsi se sia normale oppure se meriti attenzione.
Il russamento, però, non racconta da solo tutta la storia.
Più del volume contano la frequenza, il modo in cui il bambino respira, la qualità del sonno e il suo comportamento durante il giorno.
Ne parliamo con il Dott. Luca Mezzofranco, odontoiatra specializzato in Odontoiatria Pediatrica, che si occupa di medicina dentale del sonno e ortodonzia nell’ambito di percorsi multidisciplinari.
Un bambino che russa deve preoccupare?
Non necessariamente.
Un episodio occasionale può comparire quando il bambino ha il naso chiuso per un raffreddore o una congestione transitoria e può scomparire una volta tornato a respirare bene.
Il russamento che ritorna in notti diverse, anche quando il bambino non sembra raffreddato, merita
invece di essere riferito al pediatra.
Non perché significhi automaticamente che siano presenti apnee, ma perché durante il sonno l’aria potrebbe incontrare una maggiore resistenza nel passaggio attraverso le vie respiratorie.
L’atteggiamento più utile sta nel mezzo: non allarmarsi per una singola notte, ma neppure abituarsi a un rumore ricorrente considerandolo una caratteristica innocua del bambino. Il russamento è un segnale da interpretare insieme alla storia clinica e agli altri elementi osservabili.
Come si capisce se dipende soltanto dal raffreddore?
Più che fissare una soglia rigida, conviene confrontare notti diverse. Il bambino russa soltanto quando ha il naso chiuso? Il rumore scompare quando la congestione passa? Oppure ritorna anche nelle settimane in cui sembra stare bene?
Può essere utile compilare per cinque o sette notti una nota molto semplice, senza trasformarla in un controllo ossessivo.
Basta indicare:
- se il bambino era raffreddato o aveva sintomi allergici;
- se il russamento è comparso per pochi minuti o per buona parte della notte;
- se respirava con la bocca aperta;
- se il sonno sembrava tranquillo oppure agitato;
- come si è svegliato e come è stato durante la giornata.
Questo piccolo diario non serve a fare una diagnosi in casa ma serve a sostituire un generico “russa sempre” con una descrizione molto più utile per il medico esperto in sonno. Se si osservano pause ripetute, evidente fatica respiratoria o riprese del respiro accompagnate da forti sbuffi, non è necessario aspettare di completare il diario prima di chiedere consiglio.
Che cosa dovrebbero guardare i genitori, oltre ad ascoltare il rumore?
Il russamento attira l’attenzione, ma è ancora più importante osservare come il bambino respira.
Tiene la bocca aperta per gran parte del sonno? Allunga molto il collo o porta la testa all’indietro? Si gira continuamente, dorme in posizioni insolite o suda molto pur avendo una temperatura adeguata nella stanza?
È utile notare anche se il torace e la pancia sembrano muoversi con fatica, se compaiono risvegli frequenti, sbuffi, inspirazioni rumorose o pause seguite da una ripresa improvvisa del respiro.
Non occorre cronometrare ogni pausa né restare svegli tutta la notte. È più utile capire se si tratta di un episodio isolato o di uno schema che tende a ripetersi. Anche il volume può ingannare: un russamento molto rumoroso non indica necessariamente una situazione più grave, mentre una respirazione meno rumorosa può comunque essere faticosa.
Un bambino che dorme male è sempre assonnato durante il giorno?
No. Questa è una delle differenze più importanti rispetto agli adulti.
Alcuni bambini sono effettivamente stanchi, fanno fatica a svegliarsi o sembrano poco energici. Altri, invece, diventano più irritabili, impulsivi o “accelerati”.
Possono comparire difficoltà di attenzione, maggiore nervosismo, poca tolleranza alla frustrazione o un calo nella partecipazione alle attività scolastiche. Sono possibili anche mal di testa al mattino, bocca secca al risveglio o, nei bambini che avevano già raggiunto il controllo notturno, una ricomparsa della pipì a letto.
Nessuno di questi segnali è specifico dei disturbi respiratori del sonno. Irritabilità e disattenzione possono avere moltissime spiegazioni e non bisogna concludere automaticamente che dipendano dal russamento, così come non è corretto attribuirle subito all’ADHD.
Se però compaiono insieme a una respirazione notturna rumorosa e ricorrente, vale la pena riferire il quadro completo al pediatra.
Russare significa avere apnee notturne?
No. Il russamento è un rumore; l’apnea ostruttiva del sonno è una condizione clinica che richiede una valutazione e, quando indicato, un esame specifico.
Un bambino può russare senza avere apnee.
Allo stesso tempo, non vedere chiaramente delle pause non permette di escludere ogni alterazione della respirazione: durante il sonno possono verificarsi restringimenti parziali delle vie aeree, aumento dello sforzo respiratorio o brevi frammentazioni del sonno difficili da riconoscere a occhio.
Per questo la diagnosi non si basa sul solo racconto del rumore.
Servono la storia del bambino, una visita e, nei casi in cui il professionista lo ritenga necessario, un esame del sonno scelto in base all’età e alla situazione clinica.
I criteri utilizzati nei bambini, inoltre, non sono semplicemente la versione ridotta di quelli dell’adulto: basta un evento ogni ora di sonno accompagnato da un calo importante dell’ossigenazione per essere di fronte a un quadro non nella norma.
Da che cosa può dipendere il russamento di un bambino?
Le cause possibili sono diverse e talvolta più fattori sono presenti contemporaneamente.
Il rumore può essere favorito da una congestione nasale temporanea, da una rinite persistente o allergica, dall’aumento di volume di adenoidi e tonsille, dal sovrappeso o da particolari condizioni anatomiche, cranio-facciali o neuromuscolari.
Questo spiega perché non esista un rimedio uguale per tutti. Due bambini possono russare in modo simile ma avere storie e necessità completamente diverse.
L’obiettivo della valutazione non è semplicemente far scomparire il suono, ma capire perché l’aria passa in modo rumoroso o faticoso e se quel fenomeno sta influenzando il sonno del bambino.
Un video registrato con il telefono può essere utile?
Sì, purché venga considerato un documento e non un test diagnostico.
Può essere utile registrare un breve episodio rappresentativo, senza usare il flash e senza svegliare o spostare il bambino.
Nell’inquadratura dovrebbero comparire il viso, il collo e almeno la parte superiore del torace, in modo da mostrare non soltanto il rumore ma anche la posizione e l’eventuale sforzo respiratorio.
È utile annotare se quella era una notte abituale oppure se il bambino era particolarmente raffreddato. Il filmato va poi condiviso in modo riservato con il professionista, evitando di pubblicarlo sui social o nei gruppi di messaggistica.
Un video, però, mostra soltanto pochi minuti. Non misura ad esempio l’ossigenazione, il flusso dell’aria, la frequenza cardiaca, l’attività cerebrale o l’intera struttura del sonno.
App, smartwatch e saturimetri possono dirci se il bambino ha le apnee?
Possono raccogliere qualche informazione, ma non confermare né escludere una diagnosi.
Un’app che registra il russamento può confondere il rumore respiratorio con una tosse, una voce, il fruscio delle coperte o altri suoni della stanza.
Uno smartwatch può mostrare stime e tendenze, ma non registra tutti i parametri necessari per comprendere la respirazione e il sonno di un bambino.
Anche un esame medico limitato alla sola ossigenazione può risultare normale in alcune forme meno evidenti di disturbo respiratorio ed un valore rassicurante prodotto da un dispositivo commerciale non dovrebbe essere utilizzato per escludere un problema, così come un punteggio anomalo non dovrebbe generare da solo una diagnosi o un allarme.
I dati raccolti possono essere mostrati al pediatra, all’otorino o al dentista esperto in sonno come materiale aggiuntivo, ma non sostituiranno mai un esame strumentale validato e refertato.
Il fai da te va evitato. Cerotti nasali, spray, fasce, dispositivi acquistati online e prodotti “antirussamento” non chiariscono la causa del problema. L’eventuale uso di un prodotto per migliorare la respirazione nasale dovrebbe essere valutato e consigliato dal medico esperto in sonno che segue il bambino.
Il mouth taping, cioè la chiusura delle labbra con un nastro durante il sonno, non dovrebbe essere
sperimentato su un bambino.
Se dorme con la bocca aperta perché il passaggio attraverso il naso è difficoltoso, costringerlo a tenerla chiusa non risolve l’ostruzione.
Le ricerche disponibili sul mouth taping sono ancora limitate e riguardano prevalentemente gli adulti.
Uno studio condotto su adulti con apnea ostruttiva ha mostrato effetti molto diversi tra le persone e, in un sottogruppo, una riduzione del flusso respiratorio quando la bocca veniva chiusa.
Questi risultati non possono essere trasferiti direttamente ai bambini, ma confermano che impedire la respirazione orale non è una soluzione universale da applicare senza una valutazione.
Una notte più silenziosa non dimostra che il bambino stia respirando meglio.
A chi bisogna rivolgersi?
Il primo interlocutore può essere il pediatra oppure un altro medico che conosca il bambino e abbia
la possibilità di seguirne nel tempo la crescita, la respirazione, il sonno e lo stato di salute generale.
Più della singola specializzazione, conta che il professionista sia formato a riconoscere i segnali dei disturbi respiratori del sonno e, quando necessario, orientare la famiglia verso gli approfondimenti più appropriati.
Il russamento infantile, infatti, può coinvolgere aspetti respiratori, otorinolaringoiatrici, neurologici, pediatrici e cranio-facciali: difficilmente può essere interpretato osservando un solo elemento.
In base alla storia del bambino e ai segnali raccolti, il percorso può coinvolgere:
- l’otorinolaringoiatra, per la valutazione del naso, delle adenoidi e delle tonsille;
- un medico o un centro di medicina del sonno, quando è necessario approfondire la
respirazione notturna o eseguire un esame del sonno; - altri specialisti pediatrici, in presenza di condizioni generali, neurologiche o respiratorie che
possano influenzare il sonno; - un odontoiatra con formazione specifica in medicina del sonno, quando occorre valutare
respirazione orale, palato, arcate dentarie e crescita cranio-facciale.
Queste osservazioni non permettono, da sole, di diagnosticare un’apnea ostruttiva e non indicano automaticamente la necessità di un trattamento. Il contributo dei diversi professionisti è complementare: riconoscere i segnali rilevanti, metterli in relazione con il quadro generale del bambino e collaborare all’interno di un percorso condiviso.
La diagnosi di apnea ostruttiva del sonno resta medica e non esiste un’unica soluzione adatta a tutti i bambini che russano.
Quando bisogna muoversi più rapidamente?
Può essere utile immaginare un piccolo semaforo.
- Osservare con calma: il russamento compare soltanto durante un raffreddore, scompare
con la congestione e il bambino per il resto dorme e respira tranquillamente. - Parlarne con il medico: il rumore ritorna anche quando il naso sembra libero, il bambino
dorme spesso con la bocca aperta, è molto agitato, presenta sbuffi o pause riferite, si sveglia
stanco o mostra cambiamenti durante il giorno. - Chiedere assistenza immediata: il bambino presenta una marcata difficoltà a respirare, il
torace rientra vistosamente a ogni respiro, il colorito diventa bluastro o grigiastro, non riprende normalmente a respirare oppure appare insolitamente poco reattivo o difficile da svegliare. In presenza di un’emergenza in corso occorre contattare i servizi di emergenza.
Il messaggio finale per i genitori
Non serve passare la notte con il telefono in mano né controllare ogni singolo respiro. Il compito dei genitori non è stabilire una diagnosi, ma riconoscere uno schema e raccontarlo bene.
Tre domande possono già orientare l’osservazione:
Il russamento ritorna? Il bambino sembra fare fatica a respirare? Come sta al risveglio e durante il giorno?
Portare queste informazioni permette di trasformare una preoccupazione vaga in un racconto concreto e di decidere, senza allarmismi ma senza trascurare il problema, se sia sufficiente osservare oppure se serva un approfondimento.
Dott. Luca Mezzofranco, odontoiatra specializzato in Odontoiatria Pediatrica




