Tutti amano il metodo Montessori: e gli italiani?

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Quando anche Kate e William hanno optato per una scuola a Metodo Montessori per il loro principino George, si è tornato a discutere dell’efficacia di questo metodo.

Un’efficacia assolutamente da non mettere in dubbio: lo sapevate che i  fondatori di Amazon, Gooogle e Wikipedia provengono tutti da questa tipologia di scuola?

E nel mondo nel esistono ben sessantamila. L’Italia, che ha dato i natali alla celebre fondatrice, dovrebbe essere all’avanguardia.

E invece? 

E invece ci troviamo in una situazione davvero singolare: in Italia le scuole a Metodo Montessori sono appena duecento, tra asili ed elementari.  

Quella che potrebbe essere considerata una pedagogia della libertà, basata sul famoso aiutami a fare da solo, sulla sperimentazione e sulle esaltazioni delle differenti qualità del bambino, da noi sembra essere ancora guardata con sospetto.

Mentre infatti sempre più genitori guardano con interresse a questa metodologia di insegnamento, sempre meno lo Stato Italiano dimostra interesse all’apertura di nuove sezioni.

In Inghilterra, dopo l’iscrizione di George, le richieste sembrano addirittura impennate.

Eppure il metodo della nostra eminente scienziata, che per prima ha capito come un giusto ambiente può aiutare sia i bambini con difficoltà affettive che quelli che non ce l’hanno, è pienamente riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione.

Non siamo quindi nel piano delle ipotesi ma delle certezze: anzi, la validità del metodo Montessori è sottolineata anche dalle neuroscienze, che hanno visto come è importante per lo sviluppo del cervello.

E invece, con tanti bambini che hanno difficoltà di apprendimento, sarebbe proprio il caso di sperimentarlo in maniera più ampia. Non solo: tale metodo sarebbe l’ideale anche per i bambini plus dotati, che spesso in una classe normale non riescono a mettere a frutto le loro capacità, perché devo adeguarsi al ritmo di tutti.

E ricordiamo come gli ex-alunni, in molti casi hanno cambiato davvero il mondo.

4 comments

  1. Maria Boaretto 9 febbraio, 2016 at 22:44 Rispondi

    C’è solo da imparare………ovvio che và rapportato ai gg nostri con una realtà di società molto diversa sia d’abitudini che di modalità ma le cose positive vanno sempre valutate ed integrate anche se fanno parte di altre generazioni…..anzi.

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