Tutti per uno, uno per tutti: insegniamo l’importanza della collaborazione ai bimbi

In una società che punta tutto sull’antagonismo e la competizione, sono sempre di più le occasioni di sfida che i nostri figli si trovano costretti a fronteggiare: oltre alle consuete gare podistiche, dai giochi in scatola fino alle più innovative distribuzioni di videogames, i nostri bambini vivono in un continuo confronto agonistico con gli altri, pervasi dallo spirito di primeggiare e vincere a tutti i costi.

Un antipasto di quello che sarà la loro vita da adulti: lotte e sfide per meglio posizionarsi a scuola, sul lavoro e nella vita. La nostra società rende a noi adulti sempre più difficile scappare da questo circolo vizioso, vogliamo almeno nella beata, innocente e sempre più breve infanzia dei nostri figli evitargli questo tram tram?

Richiesti a gran voce da più parti, ecco che i c.d. giochi cooperativi stanno piano piano erodendo terreno a quelli competitivi: giochi in cui non vince nessuno, se non vincono tutti i partecipanti, impegnati in un sfida collettiva, contro il nemico comune. Che sia il lupo cattivo o il freddo polare che minaccia il raccolto, poco importa: l’importante che tutti i bambini si coalizzino perchè solo insieme possono vincere.

E così, via libera a nuove linee di giochi proposti dalle industrie e anche al rispolvero dei vecchi giochi: bambole e peluche che vivono e collaborano nella stessa casa, senza tentativi di ambizione e prevaricazione; girotondi e filastrocche da cantare in coro, costruzioni dove i pezzi sono messi in comune per realizzare tutti insieme un grande grattacielo…

Nuovi, o meglio vecchi, giochi vengono riscoperti perché, almeno nella dorata età dell’innocenza, non ci siano esclusi e secondi arrivati, piccoli ambiziosi e stressati da ansie di prestazione, ma un recupero della vera finalità ludica: divertirsi, sperimentare e crescere.

Per combattere e vincere, ci sarà tempo.

Valentina Oberti
Valentina Oberti

Laureata in Giurisprudenza, nutro uno spiccato interesse verso il mondo che ci circonda. Non ricordo cosa mi ha fatto sollevare il velo di Maya (la maternità, la maturità o il caso?) e scoprire l’importanza del mondo bio: ne è nata una passione, che da allora non si è più sopita e si è tradotta in attenzione alla qualità, provenienza e genuinità di tutto quanto passa sulla mia strada. Mamma, idealista ed ecologista, queste forse le tre parole che meglio mi descrivono.

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