Allattamento e rientro al lavoro: niente drammi, si può fare!

Allattamento al seno e rientro al lavoro: c'è possibilità di conciliazione? La questione spaventa molte neomamme che, in procinto di rimettersi al lavoro, si lasciano spaventare dall'organizzazione di questa fase, delicata, della vita del bambino e della mamme.

In realtà le due cose possono convivere: l'allattamento può proseguire anche dopo il rientro al lavoro adattandosi entrambi, mamma e bimbo, con un po' di pazienza, al nuovo ritmo di vita.

Il problema non sussiste se il bambino è già svezzato, in caso contrario il consiglio è quello di non anticipare forzatamente lo svezzamento in vista del ritorno al lavoro, ma di continuare l'allattamento "a richiesta" quando si è con il bambino, in modo che il seno mantenga una produzione adeguata di latte. 

Conservare il latte materno con il tiralatte

È possibile tirarsi il latte e congelarlo, in modo che possa essere somministrato con bicchierino o biberon da chi se ne prende cura. Il latte può essere congelato in buste o bicchierini e conservato per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi. In ogni dose vanno scritte le indicazioni riguardanti la quantità la data di congelamento. Al momento dell’utilizzo, il latte materno può essere scongelato lentamente lasciandolo in frigorifero durante la notte.

In alternativa è possibile scaldarlo tenendo il contenitore sotto l’acqua calda (circa 37 gradi). È importante non scongelare o scaldare il latte in microonde, per non alterarne la composizione ed evitare il rischio di ustioni.

Precauzioni da tenere a mente una volta rientrate al lavoro

Nei primi giorni dopo il rientro in ufficio potrebbe essere necessario premere il seno di tanto in tanto per svuotarlo dal latte in eccesso, o indossare delle coppette assorbilatte durante l’orario di lavoro per evitare di macchiarsi.

Ma nel giro di pochi giorni la produzione di latte materno si calibrerà automaticamente sulla nuova richiesta da parte del poppante.

19 comments

  1. Allegra Galassi 22 maggio, 2016 at 17:36 Rispondi

    Facciamo articoli che riguardino tutte le mamme, cioè anche chi parte da casa alle 8.30 e torna alle 13 e riparte alle 15 e fino alle 20 non rientra a casa. Teniamo anche conto di chi fa turni come cameriera o barista. Non tutte fanno il classico lavoro d’ufficio, e non è neanche molto semplice stare lontani dai nostri piccoli per 9/10 ore al giorno.

  2. Mamma Medico 22 maggio, 2016 at 20:59 Rispondi

    io nel mio blog ho sempre sostenuto l’allattamento al seno pur rispettando chi per svariati motivi fa scelte diverse. quando sono tornata al lavoro dopo la nascita della secondogenita lei aveva 2 settimane. mi sono tirata il latte per 8 mesi, continuandola poi ad allattare fino ai 19. è stato un vero sacrificio perchè in ospedale non era semplice viaggiavo con tiralatte e borsa del ghiaccio. http://www.mammamedico.it/varie/tiralatte/

  3. Rosanna Bolognino 23 maggio, 2016 at 09:03 Rispondi

    È praticamente impossibile. …io allatto a richiesta…e anche se non fosse così o dovrei assentarmi dal lavoro o dovrebbero portarmi il bambino a lavoro e allattarlo mentre faccio caffè ecc…. il problema è che nella pratica l’allattamento non è visto come necessario e se a richiesta c’è pure chi avanza l’ipotesi che sia un vizio da non far prendere!!!!! Il problema è che viviamo in una società dove le cose realmente importanti son superflue e non tutelate e le cose superflue necessarie!!!!

  4. Jessica Panza Mangili 23 maggio, 2016 at 15:14 Rispondi

    Non dovremmo rientrare ,e esser pagate fino alla fine allattamento….io lavoro in 1 azienda chimica…pagata fino al 7 mese..e poi rientro ,respiro la merda e allatto mia figlia??? Lo fatto per un mese, fatto esami del sangue e risultato…. livelli sballati!! Chissà mia figlia che latte ha bevuto :-/

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