Prepensionamento delle mamme lavoratrici: scontro sindacati-INPS

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CGIL, CISL e UIL avevano proposto un prepensionamento per le mamme lavoratrici, che potrebbero così dedicare più tempo alla famiglia, lasciando l'occupazione con un anticipo massimo di 3 anni. Proposta bocciata dall'INPS, secondo la quale bisogna seguire un'altra strada per incrementare il lavoro giovanile.

Prepensionamento per le mamme lavoratrici: perché l'INPS ha detto no

Tito Boeri, presidente dell'INPS, ha spiegato che le mamme lavoratrici andando in pensione prima riceverebbero assegni più bassi. Inoltre secondo Boeri il prepensionamento anticipato limiterebbe la libertà delle mamme, incentivando il licenziamento femminile da parte delle imprese e delle aziende. Il presidente dell'INPS sostiene che questo provvedimento tenderebbe a penalizzare le donne che hanno avuto figli, a beneficio di quelle che hanno scelto la carriera e non hanno famiglia.

L'ira di CGIL, CISL e UIL

Spiegazioni che hanno scatenato l'ira di CGIL, CISL e UIL, secondo le quali il pensionamento anticipato non sarebbe un obbligo ma un'opportunità per le mamme lavoratrici giunte ad una certa età.

I sindacati sostengono che le donne lavoratrici, andando prima in pensione, potrebbero dedicare più tempo alla famiglia favorendo anche un ricambio generazionale nel mondo del lavoro. La partita è ancora aperta e questo sembra essere solo il primo round.

7 comments

  1. Anna Maria Antonucci 13 settembre, 2017 at 15:30 Rispondi

    Che senso ha andare prima in pensione quando ormai i figli sono grandi? Le mamme vanno supportate quando i figli sono piccoli. In alcune aziende che si vantano di essere multinazionali moderne il part time alle mamme è negato…e le mamme scelgono. Per non parlare di flessibilità di orario. Se questo è il pensiero di Boeri in merito alla questione, lo ammiro. Ma a questo punto serve cambiare rotta su un tema come quello delle mamme lavoratrici che ha bisogno di azioni concrete

  2. Ali Ce 15 settembre, 2017 at 10:45 Rispondi

    Poco utile se sono costrette a tornare a lavoro quando i bimbi sono ancora molto piccoli perché uno stipendio al 30% non è sufficiente, se viene loro negato il permesso di stare a casa se il proprio bimbo è ammalato o se sono costrette a perdersi il primo giorno di scuola perché hanno finito i miseri giorni di congedo..

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