Allattare è...

allattare

Sono ormai 7 anni che allatto i miei figli: di allattamento, perciò, immaginavo di sapere tutto. 

In realtà sabato scorso, durante l'incontro organizzato da Philips Avent a Bimbinfiera, il professor Arturo Giustardi, Medico Chirurgo Specialista in Neonatologia e Pediatria esperto nell'allattamento e nelle problematiche correlate, ha offerto a tutte le mamme (ma anche ai papà) presenti in sala diversi spunti su cui riflettere che mi hanno fatto credere, ancora una volta, di aver fatto in questi anni la scelta migliore per i miei figli.Bimbinfiera-giustardi

Prima di tutto, non possiamo dimenticarci che allattare non è solo nutrire il proprio bambino: allattare è un vero e proprio gesto d’amore.

L’allattamento infatti non inizia dopo la nascita del nostro bambino, come comunemente si pensa, ma prima, quando il nostro bambino è ancora nella pancia.

Inizia con un pensiero, con un desiderio di voler nutrire il nostro bambino, di voler prendercene cura al 100%, di entrare in completa simbiosi con lui.

Non a caso, durante la gravidanza, il nostro seno cambia: aumenta di volume, la dimensione e il colore dell’areola mammaria cambiano (perché il nostro bambino, alla nascita, vede molto poco e un’areola scura è più facile per lui da notare), spesso cominciamo a produrre qualche goccia di latte dal 7°/8° mese in poi.

Allattare è una scelta

La gravidanza è il periodo ideale, anche, per capire se l’allattamento al seno fa per noi.

Ogni donna, ogni mamma, ogni storia è unica e per questo non va assolutamente giudicata o in qualche modo criticata. Allattare è una scelta che la mamma deve poter compiere con serenità, come, con altrettanta serenità deve poter dire “non voglio allattare” senza dover spiegazione alcuna a nessuno.

Ci sono tantissime donne che non provano una sensazione di benessere durante l’allattamento o ancora prima, quando si preparano ad attaccare il loro bambino al seno, ed è importante che queste madri si sentano in diritto di dire “allattare non fa per me”.

Siamo le mamme migliori per il nostro bambino nel momento in cui ci sentiamo bene nel prenderci cura di lui, qualsiasi sia la nostra scelta in fatto di maternage.

Allattare è un gesto naturale

Ogni corpo femminile è fatto per allattare, ha solo bisogno di lasciarsi andare e mettersi a disposizione del proprio bambino, fin dai primi minuti dopo la nascita.

Ogni parto che è stato fisiologico, in cui il bambino non ha avuto problemi di nessun tipo dovrebbe infatti terminare con il breast crawl: la naturale risalita al seno che avviene in modo spontaneo, se si lascia il bambino sulla pancia della propria mamma e che termina con l’attaccamento al seno e la prima suzione, che dà l’avvio all’allattamento e al bonding, il legame naturale tra mamma e bambino.

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L’allattamento non prevede, nei primi giorni, grandi produzioni di latte, come invece ci si immagina. È stato visto, da numerosi studi, che il bambino nelle prime 24 ore di vita, necessita di solo 10 ml di latte. Perché il parto è una gran fatica anche per lui e ha bisogno, in questo primo periodo, prevalentemente di riposo. 

Il suo fabbisogno sarà poi pian piano un crescendo, di giorno in giorno. Ma per il nostro corpo è assolutamente naturale rispondere a questo bisogno: mettendoci a disposizione del nostro bambino, attaccandolo più e più volte al giorno senza mai guardare l’orologio (nelle prime settimane il bambino arriva a fare anche 8/10 pasti al giorno), tenendolo vicino a noi in braccio o nella fascia, saremo spontaneamente portate a produrre la quota di latte necessaria per lui.

Come dice un vecchio detto: più si allatta, più si ha latte.

Allattare è un gesto che coinvolge tutta la famiglia

Se da una parte la mamma è completamente occupata da questa nuova azione, che catalizza le sue forze e la sua attenzione, dall’altra anche il papà ha un ruolo fondamentale: di sostegno della mamma in questa nuova impresa, di cura e conforto nei momenti di maggior fatica. 

Il papà non ha un ruolo attivo nell’allattamento come forma di nutrimento del bambino, ma ha un ruolo attivo nei confronti della famiglia: prendersi carico di una mamma che allatta vuol dire aiutare di più in casa nelle faccende pratiche, gestire il naturale via vai dei partenti e amici, mettendo un freno all’eccessiva presenza di estranei in casa per garantire alla mamma e al bambino i giusti momenti di riposo, occuparsi del bambino quando la mamma non allatta. 

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Il bonding, o attaccamento primario, non avviene solo con la mamma, ma anche il papà ha bisogno di un tempo per tenere vicino il proprio bambino e imparare a conoscerlo e riconoscerlo attraverso la vicinanza, il calore, il contatto.

Tenere il proprio bambino in braccio o nella fascia, è molto di aiuto nel far sì che questo processo si attivi in modo spontaneo.

Allattare è comunicare con il nostro bambino

Allattare il proprio bambino non vuol dire semplicemente nutrirlo. Allattare vuol dire tenerlo vicino, pelle a pelle, e comunicare con lui. 

La suzione, per il bambino, è una vera e propria forma di rilassamento e benessere (non a caso, spesso, dopo aver mangiato i bambini si addormentano o cercano il seno, anche se sazi, proprio per calmarsi, lasciarsi andare, abbandonarsi in modo spontaneo e senza fatica al sonno).

Attaccare al seno il nostro bambino, magari durante un momento per lui difficile (come ad esempio una crisi di pianto apparentemente inconsolabile), è un modo per comunicare con lui, per aiutarlo a ritrovare il perduto benessere.

Possiamo, mentre allattiamo, accarezzare il nostro bambino, parlargli, spiegargli che va tutto bene, che il momento difficile ormai è alle spalle e che ora è di nuovo al sicuro, tra le braccia della mamma.

Non a caso, anche nei bambini più grandicelli, dopo un prolungato distacco dalla mamma (magari perché questa è tornata al lavoro) la prima forma di comunicazione, al rientro, è proprio una lunga poppata: questa permette al bambino di "riappropriarsi" della propria mamma, che gli è stata lontana per molte ore.

allattare-tiralatte-aventAllattare è dare al bambino il giusto nutrimento, sempre

Uno dei miti più in voga, da quando nasce il bambino a quando non lo si smette di allattare, è che il latte possa diventare, ad un certo punto, poco sostanzioso. 

Ecco, questo non succede mai: ad ogni poppata il latte ha una composizione diversa, per rispondere sempre e comunque, al fabbisogno nutritivo del bambino.

Se quando stacchiamo il nostro bambino dal seno, pensando che sia sazio, questo piange, non vuol dire che il nostro latte non sia stato sufficientemente nutriente ma che, semplicemente, il nostro bambino ha bisogno di succhiare ancora un po’, che sia per mangiare o semplicemente per rilassarsi, non importa.

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Sta a noi scegliere quando ci sentiamo pronte a smettere di allattare e nutrire il nostro bambino: non esiste un tempo uguale per tutte, ma esiste un ascolto del proprio corpo, delle proprie sensazioni, del benessere reciproco che questo gesto provoca.

Il latte materno è considerato, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il nutrimento principale del bambino nel suo primo anno di vita, e quello complementare dal secondo anno di vita in poi.

Ci sono mamme che allattano tre mesi, sei mesi, un anno, due anni, tre anni e oltre: ogni periodo in cui la donna allatta il proprio bambino è perfetto, se la mamma e il bambino si sentono bene e in sintonia in questo gesto.

Post in collaborazione con Philips Avent

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