Bullismo: esiste già all'asilo?

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Quello del bullismo è un tema molto delicato e più diffuso di quanto si potrebbe pensare, purtroppo. Solitamente se ne parla a partire dalla scuola primaria, ma se anche alla scuola dell’infanzia si notano comportamenti strani da parte dei propri bambini è bene stare all'erta.

Come afferma Nicola Iannacone, psicologo e psicoterapeuta: “Anche tra bambini molto piccoli, già verso i 3 anni, ci possono essere situazioni di disagio o di pressione del gruppo sul singolo”. Ecco perché non bisogna sottovalutare o banalizzare i segnali che i bambini ci danno, magari anche in maniera non esplicita. Se come genitori non siamo in grado di gestire la situazione, è bene, in primo luogo, parlarne in privato con le maestre.

Ma si può davvero parlare di bullismo all'asilo?

Secondo lo psicologo sì.

Al nido o all'asilo, il bambino si trova per la prima volta a fare i conti con un ambiente completamente diverso da quello di casa, in cui tutte le attenzioni erano concentrate su di lui. Qui una sola educatrice deve gestire più bambini, i giochi e gli spazi vanno condivisi, ci sono spesso regole più rigide.

L’asilo diventa, quindi, la prima ‘palestra’ in cui il bambino sperimenta la frustrazione, e questo può scatenare rabbia e aggressività

"Noi educatori dobbiamo sempre drizzare le antenne quando un bambino ci comunica il suo disagio nello stare in un determinato gruppo. Anche le piccole sofferenze vanno accolte e comprese: un bimbo che si sente vittima di ingiustizia da parte dei compagni cerca prima di tutto l’attenzione e l’ascolto degli adulti". 

Come genitori, possiamo cercare di prevenire il bullismo?

Iannacone, risponde così: “Sì, educando i piccoli all'empatia, fin dal primo anno di vita. Il modo migliore di coltivare questo sentimento, utile a prevenire future forme di bullismo e prevaricazione verso gli altri, è iniziare molto presto, sfruttando il gioco simbolico: con le bambole o i robot si possono mettere in scena alcune situazioni dell’interazione tra bimbi all'asilo, per capire cosa comporta il male fisico o l’esclusione. 

La rappresentazione del dolore aiuta i piccoli a riflettere sulle conseguenze dei loro comportamenti. Non si arginano atteggiamenti di prevaricazione con le sgridate o, peggio, con le sculacciate: per scoprire le emozioni, i bambini hanno bisogno di viverle nel gioco”.

4 comments

  1. Romina Geminati 9 aprile, 2016 at 12:17 Rispondi

    Si è sempre detto che episodi a quell’età non possono essere classificati come bullismo … magari se ne possono leggere i segnali … se la famiglia è disfunzionale o se si concede tutto al bambino …

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