Urlare ai figli? Non serve a nulla...

urlare ai figli

Urlare ai figli non serve a nulla. O, almeno, questo è ciò che sostiene Daniele Novara, massimo esperto di pedagogia, nell’omonimo libro che riprende questo motto.

In questo mondo sempre più frenetico, noi genitori abbiamo sempre meno pazienza, e, per risolvere determinate situazioni, spesso ci ritroviamo ad urlare, sentendoci in colpa subito dopo per aver sfogato la nostra frustrazione sui nostri figli.

Urlare non serve a nulla… E nemmeno punire!

Quello della mamma è il mestiere più bello e difficile del mondo. Sì, perché non sempre farsi guidare dall’istinto, specie quando si tratta di educare, può essere una buona idea. Forse, trovando sullo scaffale della libreria un libro dal titolo “Urlare non serve a nulla”, lo prenderemmo in mano per dargli una scorsa veloce e lo rimetteremmo di corsa sullo scaffale, con un mezzo sorriso stampato in volto: qual è quella mamma che urla mai?

Io no di certo! Come si fa, a non urlare?

Ebbene, secondo questo pedagogista si può, e, anzi, si deve trovare una soluzione diversa.

Se ci pensiamo bene, in effetti, quante volte le nostre urla hanno sortito un qualche effetto? E quante, invece, ci siamo sgolate per niente, salvo poi sentirci in colpa per aver perso le staffe? Oltretutto, urlare contro nostro figlio non solo fa sentire noi in colpa, ma mina anche la sua fiducia in sé stesso. Cosa fare quindi? La cosa migliore, secondo Novara, è mettersi al suo livello e parlargli con calma, spiegandogli perché il suo comportamento è sbagliato.

E le punizioni? Anche quelle sarebbero sbagliate, e non sortirebbero alcun effetto. Piuttosto, sarebbe utile stabilire delle regole, e impegnarsi insieme a nostro figlio affinché le segua.

Il cestino della rabbia

Una soluzione alternativa a urla e punizioni è il cosiddetto cestino della rabbia. Si prende una scatola, un cestino o un contenitore qualsiasi e lo si utilizza come un “raccoglitore di rabbia”. Ogni volta che qualcosa fa arrabbiare il nostro bambino, si scrive il motivo su un biglietto e lo si mette nel cestino; oppure, se a farlo arrabbiare è stato un gioco, o un oggetto, sarà quello a finire nel cestino e a rimanerci. Per essere magari recuperato quando la rabbia è passata.

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