Donne e lavoro: impariamo dalle straniere, lavoratrici di successo

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Parlando di donne e lavoro in Italia, i numeri parlano chiaro: siamo fra i Paesi fanalini di coda in Europa per il numero di donne che hanno un impiego. Nonostante la mentalità sia cambiata, le donne in Italia fanno fatica ad ottenere un posto di lavoro e a conservarlo nel tempo. Diversamente, le donne di altri Paesi occidentali hanno minori difficoltà in questo senso: cosa possono insegnarci le loro esperienze?

Cambia l'approccio al mondo del lavoro

Tanto per cominciare, negli altri Paesi, soprattutto quelli di cultura anglosassone, è molto più spiccato che da noi il senso di responsabilità e le donne vivono in maniera diversa l'approccio al mondo del lavoro. Tradotto in altri termini, le straniere tendono a investire molto sulla loro professionalità, puntando su corsi di formazione e occasioni di crescita, con una profonda consapevolezza delle loro potenzialità e del loro valore.

Inoltre, all'estero la mobilità nei posti di lavoro e nelle professioni è molto più marcata che da noi: un licenziamento è visto come qualcosa di fisiologico e cambiare un lavoro per cercare un posto più affine ai propri studi non è una pazzia, anzi. Anche questo contribuisce a rendere le donne meno inquadrate in un solo ruolo, per tutta la vita. Non di meno, le donne straniere si mettono in gioco con percentuali importanti in ambiti professionali tipicamente maschili, dall'operatore di gru allo scienziato ambientale.

Ma, in definitiva, funziona la strategia delle donne straniere sul lavoro?

Dati alla mano pare proprio di sì, visto che in Italia lavora solo il 48,2% contro una media europea del 58,8% e del 76% dei Paesi nordici.

Flessibili e poco propense a farsi fermare dai pregiudizi, le donne degli altri Paesi sono insomma un modello per tutte noi che dovremmo, dalla loro esperienza, imparare a essere più intraprendenti, decise e pronte a metterci in gioco sul lavoro.

7 comments

  1. Chiara Quarantiello 19 febbraio, 2016 at 10:48 Rispondi

    Mi sembra una grande cazzata se anche in Italia ci fosse più flessibilità di orario e strutture che si occupano dei bambini non solo fino alle 14:00 al massimo potremmo fare grandi carriere e che purtroppo in Italia devi scegliere o fai carriera o fai la mamma oppure ti devi accontentare di un lavoro mediocre che neanche ti dà soddisfazione e perdendoti tutti i momenti più belli della vita di tuo figlio😡😡😡

    • Diana Spinelli 19 febbraio, 2016 at 10:55 Rispondi

      Concordo! Asili che aprono alle 8 e chiudono alle 15:30 e a prezzi incredibili per cui è difficile riuscire anche a pagare una baby sitter in aggiunta! Occorrerebbe avere degli asili nei posti di lavoro! Gioverebbe sia al rapporto mamma-figlio sia al lavoro

  2. Marilena Zappalà 19 febbraio, 2016 at 11:53 Rispondi

    Non è questione di mentalità delle madri, ma delle aziende! Intanto all’estero in media lavorano meno ore che da noi per cui anche il concetto di part time è totalmente diverso … non ne hanno bisogno per conciliare famiglia e lavoro. Vai in ufficio alle 8 ed esci alle 15, la pausa pranzo è conteggiata come ora lavorativa a tutti gli effetti. Qui siamo troppo legati all’orario, alla postazione fissa dell’ufficio, al controllo che i capi devono avere sui dipendenti. La paternità concessa agli uomini non è ancora vista di buon occhio, ma d’altronde perché usufruirne se gli stipendi dei mariti sono più alti dei nostri? Il part time è considerata una situazione di comodo, chi lo chiede è tagliata fuori da tutti i giochi di carriera. Quando dopo una gravidanza sei riuscita a tenerti il tuo posto di lavoro, continuare a farlo per i primi 3 anni dipende non dalla tua volontà, ma da un incastro di nido, nonni disponibili, possibilità economiche ecc … e potrei continuare all’infinito!

    • Chiara Quarantiello 19 febbraio, 2016 at 13:42 Rispondi

      Già senza contare che potrà non fregare nulla alle aziende ma una mamma che può coltivare la carriera ha la possibilità di sentirsi realizzata e soddisfatta contando il fatto che una donna che è madre ha anche sviluppato una grande capacità multitasking che potrebbe dare grandi risultati se solo potesse essere messa alla prova !!!

    • Marilena Zappalà 19 febbraio, 2016 at 13:50 Rispondi

      Proprio qui sta lo sbaglio: che alle aziende non frega nulla. Invece tutelare la famiglia in tutti i suoi aspetti (compreso quello lavorativo delle donne, cercando di agevolarla) dovrebbe essere un interesse sociale primario! Soprattutto per i bimbi stessi …per avere genitori soddisfatti, non oberati di compiti e che possano vivere situazioni economiche più stabili. Che una mamma lavori nei primi anni di vita dei bimbi oppure no dovrebbe essere sempre una scelta e mai un’imposizione. Utopia.

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