Veneto, 7 neonati ricoverati per la pertosse: problema immunizzazione per le mamme

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I casi sono aumento negli ultimi due mesi, tanto che in Veneto qualcuno parla già di allarme: sono saliti a sette i neonati ricoverati all'Ospedale di Padova a causa della pertosse e per questo le autorità sanitarie invitano le mamme a vaccinarsi dal momento che questo non è possibile per i bimbi al di sotto dei tre mesi.

Emergenza pertosse in Veneto

L'ultimo episodio riguarda una bimba di appena un mese di vita, arrivata al Pronto Soccorso della struttura sanitaria di Padova in gravi condizioni (anche se, stando a quanto si apprende, il suo quadro clinico è in miglioramento). È  salito così a sette, negli ultimi due mesi, il numero di ricoveri di neonati, provenienti da tutto il Veneto, a causa della pertosse tanto che in regione oramai si parla di una vera e propria emergenza.

Infatti, questa malattia infettiva batterica, nota anche come "tosse dei 100 giorni", è altamente contagiosa e puà addirittura risultare fatale per i più piccoli.

Secondo alcune stime l'anno scorso è stata diagnosticata a oltre 4800 neonati. Secondo i medici del reparto di Pediatria dell'ospedale patavino, inoltre, si sta parlando solamente dei casi conclamati dal momento che spesso i malati meno gravi non vengono ricoverati e dunque restano fuori da questo "censimento"

Il problema della vaccinazione

Il vero problema in quella che sembra essere diventata una emergenza è che, come è noto, i neonati sotto i tre mesi non possono essere sottoposti a vaccinazione.

Per ovviare, il consiglio che da sempre danno i pediatri alle donne ancora in gravidanza è quello di immunizzarsi loro al fine di poter proteggere, fino appunto ai suoi primi tre mesi di vita, anche il piccolo.

Solamente a 90 giorni di distanza dal parto infatti il bebè può essere sottoposto alla cosiddetta trivalente, ovvero la vaccinazione contro tetano, difterite e pertosse.

Questa può essere una delle poche strategie attuabili contro la pericolosità del batterio che provoca la pertosse, la cui diffusione, a detta degli stessi medici, pare essere molto più preoccupante rispetto agli anni passati, anche a causa delle coperture vaccinali il cui indice di copertura è oramai drammaticamente sotto la soglia-limite del 95%.

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