La mononucleosi dei bambini: cosa c'è da sapere?

mononucleosi dei bambini

Si prende anche solo parlando, spesso non ha sintomi ed è una delle malattie più frequenti e diffuse tra bambini e adolescenti: stiamo parlando della mononucleosi dei bambini, un’infezione provocata da uno dei virus herpetici, il virus Epstein-Barr.

Ma come si prende e da cosa è causata?

Approfondiamo insieme cause, sintomi e come curarla.

Mononucleosi nei bambini: come si prende?

La chiamano la malattia del bacio, ma scambiarsi un gesto d’affetto non è di certo l’unico modo per favorire il contagio.

La mononucleosi dei bambini  è un’infezione virale che si trasmette soprattutto attraverso lo scambio di goccioline di saliva: parlando, bevendo dallo stesso bicchiere o lattina o attraverso un semplice starnuto o un colpo di tosse.

Nei lattanti, poi, non è raro che la mononucleosi dei bambini si trasmetta anche attraverso lo scambio di giocattoli messi in bocca da un altro soggetto portatore del virus.

Insomma: contrarre la mononucleosi per i bambini è più semplice di quanto si possa pensare!

come prende mononucleosi bambino

Come si manifesta la mononucleosi dei bambini?

Se il contagio di mononucleosi è avvenuto bastano mediamente 30 giorni di incubazione per iniziare ad avvertire i primi sintomi.

Tra i più comuni, spicca una diffusa sensazione di stanchezza e di spossatezza, proprio come quella provata durante una normale influenza. Anche la temperatura può iniziare a salire, sfociando in una leggera febbriciattola duratura e debilitante.

In aggiunta a questo, le tonsille possono ricoprirsi di placche ed ingrossarsi, rendendo dolorosa e complicata la deglutizione.

Nei più piccoli, inoltre, non sono rari i casi di mal di testa, brividi e diminuzione dell’appetito, oltre che di lieve rigonfiamento delle palpebre.

Durante la malattia, poi, esiste anche il binomio tra mononucleosi e linfonodi ingrossati: proprio i linfonodi cervicali, ascellari ed inguinali che aumentano di volume e risultano dolorosi, sono il segnale che il corpo sta reagendo all’infezione benigna in corso, stimolandola produzione di anticorpi che, terminato il contagio, doneranno al corpo un’immunità costante.

mononucleosi dei bambini

Oltre alle più comuni situazioni di sintomatologia sopra descritte, esistono anche casi estremi, nel male e nel bene.

Come gli episodi di mononucleosi nei bambini senza sintomi nei quali la malattia viene contratta e si risolve senza dare alcun segnale. In poche parole: il vostro piccolo potrebbe essere stato contagiato dalla mononucleosi e non essersene nemmeno accorto.

Al contrario, nei casi di mononucleosi grave la febbre può superare i 38°, fino a raggiungere i 40°, e la milza può ingrossarsi. Quest’ultimo sintomo, in particolare, non è da sottovalutare: aumentando di volume, l’organo risulta molto più esposto a traumi ed urti. Meglio, quindi, stare a completo riposo ed evitare sport e movimenti bruschi fino a 30 giorni dopo la guarigione, per non rischiare di lesionarla anche gravemente.

Di fronte a tutti questi sintomi è consigliabile consultare subito un pediatra per valutare accuratamente e tempestivamente la situazione, ed evitare possibili complicazioni.

 mononucleosi bambini grave

Come curare la mononucleosi dei bambini?

La mononucleosi dei bambini tende solitamente a passare da sola: sempre sotto stretto controllo medico e pediatrico, è consigliabile ridurre al minimo il consumo di farmaci e preferire tanto riposo, meglio se a letto e al caldo.

Nei casi in cui il piccolo dovesse manifestare febbre, possono rendersi utili dei farmaci antipiretici per abbassare la temperatura e delle terapie antinfiammatorie leggere per lenire il mal di gola.

In tutti i casi di mononucleosi dei bambini non dimenticate di aiutare il bambino con un’alimentazione varia, sana e naturale, ideale, per irrobustire le sue difese immunitarie e di invitare il piccolo a bere tanto: acqua, succhi di frutta, frullati, yogurt fresco e tisane naturali e dissetanti sono un vero toccasana sia per favorire una giusta idratazione, che per garantire il corretto apporto nutrizionale con una dieta liquida, se l’alimentazione normale dovesse risultare dolorosa.

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