Secchezza oculare nei bambini: attenzione a smartphone e tablet

Secchezza oculare nei bambini

Se fino a poco più di un decennio fa la secchezza oculare nei bambini era un disturbo raro, oggi le cose sono cambiate radicalmente a causa dell’uso prolungato e indifferenziato di smartphone e tablet.

In Italia, infatti, un bebè su cinque entra in contatto con tablet e cellulari già nel primo anno di vita e solo pochi anni più tardi, tra i tre e i cinque anni di età, otto bambini su dieci sono in grado di usare lo smartphone dei genitori. Roba da andarne fieri? Ma manco per sogno, specialmente secondo i pediatri che considerano certi dati assolutamente allarmanti dal punto di vista medico.

Secchezza oculare nei bambini: cause

La secchezza oculare nei bambini, se non congenita, è di solito l’inevitabile conseguenza dell’uso frequente delle nuove tecnologie digitali. L’uso prolungato di smartphone e tablet induce i bambini a sbattere meno le palpebre, riducendo la produzione del liquido lacrimale.

La distanza ravvicinata a cui vengono tenuti certi dispositivi sottopone l’occhio a un continuo sforzo accomodativo che peggiora la situazione.

Secchezza oculare nei bambini: rimedi

Il rimedio contro la secchezza oculare nei bambini è il buon senso. Per risolvere il problema basterà limitare l’uso di smartphone e tablet a mezz’ora al giorno, favorendo attività ricreative all’aria aperta.

Nel caso in cui i bambini debbano trascorrere più tempo al computer è bene insegnare loro l’importanza di fare pause regolari. La Società di Oftalmologia americana suggerisce, infatti, di fare una pausa di 20 secondi ogni 20 minuti di uso di questi dispositivi per focalizzare lo sguardo su un punto a circa 6 metri di distanza.

Molto meglio delle goccine, insomma!

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