Incubi notturni del bambino: i consigli degli esperti

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Sogni che si trasformano in incubi notturni, che originano improvvisi risvegli da parte dei bambini che li hanno vissuti. Non tutti sanno che 1 bimbo su 2 soffre di incubi notturni e quali sono i traumi che questi possono provocare. Il bambino che si sveglia di soprassalto durante la notte piangendo fino a singhiozzare è una realtà che la metà delle famiglie italiane vive quasi come se fosse una cosa normale. Nella maggioranza dei casi la mamma si limita a prendere tra le sue braccia il piccolo per confortarlo fino a quando questi non si riaddormenta senza domandarsi la ragione di quell’improvviso risveglio. Ma da cosa vengono provocati gli incubi e quali sono i rimedi?

L’origine degli incubi notturni dei bambini

Un studio approfondito condotto da parte della Società Italiana di Pediatria Preventiva, ha accertato il fatto che gli incubi notturni sono più diffusi in bambini che vanno da 1 anno e mezzo fino ai 3, e non sono un sintomo di malattia. Infatti, solitamente, le cause originarie sono connesse ad episodi vissuti dal bambino durante il giorno o da immagini viste in tv. Si tratta quindi di una vera e propria inconscia rielaborazione di un qualcosa che ha turbato il bambino che riemerge durante il sonno notturno.

Quanto suggerito dagli esperti è rassicurare il piccolo con tante coccole atte a tranquillizzarlo ma anche prendere coscienza di un fatto che, se si ripete con una certa frequenza, è meglio rivolgersi ad un pediatra. Lo specialista, infatti, sarà in grado di determinare l’origine di questo disturbo e verificare se si tratta di pavor nocturnus, ossia terrore notturno, e agire di conseguenza.

Pavor nocturnus, sonnambulismo e dintorni

Per i pediatri il pavor nocturnus può manifestarsi addirittura a partire dal primo anno di età anche se è risulta più frequente soprattutto nei bambini di 5/7 anni e tende a sparire all’arrivo dell’adolescenza.

Questi incubi notturni appaiono nella fase più profonda del sonno e non identificano una qualche patologia e, almeno apparentemente, non provocano conseguenze. Di solito si manifestano con un grido o con l’agitarsi nel sonno: due fenomeni che possono portare il piccolo a mettersi seduto sul letto o a parlare, anche se oggettivamente sta continuando a dormire.

Tuttavia possono esserci anche episodi di vero e proprio sonnambulismo dove il bambino si alza dal letto e inizia a camminare. Questa è la ragione per la quale il bimbo deve essere monitorato affinché non si faccia inconsapevolmente male. Laddove si verificasse ciò, l’Associazione dei Pediatri avverte che il bambino non va assolutamente svegliato onde non provocargli uno shock traumatico ma va accompagnato parlandogli con voce calma e rassicurante.

Se l’evento non è episodico bensì regolare anche come orario, un escamotage da provare è quello di provare a svegliare il piccolo un quarto d’ora prima che ciò accada, tenendolo sveglio qualche minuto prima di farlo riaddormentare. Questo tipo di risveglio terapeutico non trova unanimi consensi all’interno della categoria dei pediatri in quanto alcuni non lo trovano utile. L’unica cosa dove tutti gli esperti concordano è quella che il piccolo non ricorderà nulla al suo risveglio e inizierà il nuovo giorno senza alcun trauma.

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